TuttoC in rosa: Veronika Barbi (Südtirol)

di Sebastian Donzella
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È la speaker più veloce del calcio italiano. E non potrebbe essere altrimenti, visto che ogni cosa che dice la deve ripetere immediatamente ma in un'altra lingua. TuttoC.com, per la sua rubrica dedicata alla componente rosa in Lega Pro, vi fa conoscere Veronika Barbi, impiegata d'azienda durante la settimana e voce italo-tedesca del Südtirol nel weekend. E le fa anche un regalo: "Oggi compio gli anni, sono 42: diciamo che quando leggo 2000 sulla distinta ogni tanto mi vien da pensare (ride NdR)". 

L'intervista la conduciamo in italiano, anche se non dubitiamo che qualcuno, dalle parti dell'Alto Adige, vorrà la traduzione tedesca.
"Già. Da noi è tutto bilingue: è giusto ed è anche bello così. Anche se, per il mio lavoro, non è affatto riposante. L'unica cosa che non ripeto sono le formazioni, per il resto leggo tutto in italiano e tedesco. Tante volte mi è capitato di ricevere un annuncio in una sola lingua e di doverlo tradurre all'istante. Adesso mi riesce abbastanza bene anche se ogni tanto i giochi di parole non ti aiutano. Ricordo che mi avevano affibbiato un nomignolo: era la ditta di un nostro sponsor. All'epoca gli spot li leggevo, sia in tedesco che italiano. Per tre anni è andata avanti questa pubblicità, due volte a partita: l'avrò letto 150 volte e ormai tutti mi chiamavano in quel modo. Come? Lasciam perdere...".

Come nasce il tuo bilinguismo?
"Sono nata da genitori di madrelingua tedesca a Salorno, il paese più a sud del dtirol. A scuola studiavo in tedesco, in casa parlavo tedesco ma avevamo amici di famiglia di Trento. In più, giocando a pallavolo in Trentino, già da piccolina parlavo italiano". 

Tra l'altro, sentendoti, è difficile pensare che tu non sia di madrelingua italiana.
In tanti mi hanno detto che non si sente la cadenza tedesca nel mio parlare italiano e questo è un gran complimento per il mio lavoro". 

Come è nata questa collaborazione col dtirol?
"Nel 2002 ero stata contattata per un prestigioso torneo estivo, grazie alla mia voce chiara e al sapere parlare fluentemente sia l'italiano che il tedesco. Alla fine non se ne fece niente ma il mio nome rimase nell'ambiente e un dirigente mi chiese se volessi provarci per le partite ufficiali dei biancorossi. Feci una prova in Coppa Italia: andò bene sia a me che al dtirol e siamo ancora qua. La prima volta, in realtà, ero impanicata ma tra incespicamenti vari alla fine è andata. Man mano mi son preparata in maniera diversa, ho acquisito una certa professionalità. Adesso ho una scaletta scritta, la preparo durante la settimana. Le formazioni all'inizio erano una dura prova: a fine gara qualche dirigente mi prendeva in giro per la pronuncia e, in particolare, per gli accenti. Ora, per fortuna, non capita più".

Da 15 anni sei la voce dei biancorossi. Mai saltata una gara?
"Sono mancata rarissime volte dallo stadio, anche perché a casa ho un libro con tutte le formazioni. Se voglio che diventi un archivio non posso mancare alle partite (ride NdR). Però durante un'assenza è successa una cosa veramente particolare: ero in Venezuela, in un albergo di proprietà di un altoatesino. Nella hall c'erano alcuni corregionali e uno di loro, che non conoscevo, era un nostro tifoso: mi ha sentita parlare e mi ha chiesto chi fossi, perché la mia voce gli suonava familiare. Quando abbiam scoperto il perché siam scoppiati a ridere: essere riconosciuti a migliaia di kilometri da casa è stato veramente divertente".

Non è affatto usuale vedere, anzi sentire, una donna nel tuo ruolo. Te l'hanno mai fatto notare?
"Qualche sguardo strano, soprattutto in passato, arrivava, soprattutto da chi ti vedeva aspettare le formazioni vicino agli spogliatoi. Era lo sguardo di chi si domandava da dove fossi saltata fuori, ma non ci ho mai badato molto. Comunque spero che numericamente la situazione possa equilibrasi: non è una di quelle mansioni in cui può esserci differenza tra uomo e donna, serve una voce chiara e non emozionarsi troppo".

Nel calcio, contesto maschile per eccellenza, come ti trovi?
"Devo dire che ogni tanto qualche donna si trova, come la giornalista o l'addetta stampa. È sempre un piacere incontrarne qualcuna. Per il resto bene, anche se i rapporti sono un po' cambiati rispetto al passato con i calciatori: quando ho iniziato erano più o meno tutti miei coetanei, ci scappava la birretta tutti insieme dopo la partita. Adesso è diverso, potrei essere la mamma di molti di loro. Prendi Tait, il nostro esterno: è del mio stesso paese, lo ricordo bambino e l'ho visto crescere. Direi che adesso c'è più professionalità, dettata anche dai tanti anni di esperienza".

Eppure una componente femminile sugli spalti c'è: le compagne dei calciatori.
"È capitato che qualche fidanzata ti guardasse con un po' di sufficienza come se fosse chissà quale diva (ride NdR). Anche perché spesso non se la tirano i giocatori ma le rispettive compagne sì. La cosa comunque mi ha sempre divertito: quello è un mondo a parte, diciamo che resto nel mio e lo osservo da fuori facendomi ogni tanto una risata. Ovviamente non tutte sono così, sia chiaro".

Ma è sempre tutto rose e fiori il tuo ruolo di speaker?
"Ogni tanto, purtroppo, capita di esser fischiata da tifosi avversari quando parlo tedesco. Non per quello che dico, attenzione, ma solamente per la lingua che utilizzo. Direi che è una cosa veramente retrograda, anche perché siamo tutti europei e il bilinguismo è un fattore che riunisce una buona parte del Nord Italia, anche nei parlanti di lingua francese e slovena. Per fortuna capita raramente: preferisco pensare ai feedback positivi avuti da parte di addetti stampa e dirigenti avversari. E poi son contenta perché praticamente tutti mi dicono che si capisce quello che dico, sia in italiano che in tedesco".

Gli annunci che ricordi?
"Negli anni 2000 un'amichevole contro l'Inter: ero agli inizi e c'era tanta emozione visti i nomi che andavo ad annunciare: Toldo, Zanetti e così via...Tra i nostri, per una stagione, Omar El Kaddouri, poi passato per Napoli e Torino. Potrebbe essere convocato dal Marocco per i Mondiali: ci spero per lui e anche perché non sarebbe male aver annunciato un giocatore arrivato alla fase finale di una Coppa del Mondo. Per fortuna la retrocessione in 2^ Divisione dopo i playout nel 2011 arrivò a Ravenna e non toccò a me essere davanti al microfono. Piuttosto non sarebbe male annunciare l'ingresso in finale playoff in questa stagione: sto fremendo per capire chi saranno i nostri prossimi avversari".

Chiudiamo con amarcord: presidenti e allenatori.
"Il mio primo presidente, Leopold Goller, fu un grande uomo: dovette lasciare il club per una malattia che poi l'ha portato via ma ogni tanto penso a lui come a una delle più belle persone incontrate nel mondo del calcio. Ricordo che era balbuziente e faticava a parlare ma, senza paura, si faceva intervistare da radio e televisioni perché ci metteva sempre la voce e la faccia. L'attuale patron, Walter Baumgartner, è un innamorato pazzo: è un tifoso biancorosso in maniera viscerale, soffre e gioisce come pochi per questi colori. 
Come allenatori ricordo la grande educazione e signorilità di Tesser, un Sebastiani squisito e alla mano. Stroppa era simpaticissimo, uno molto di compagnia e con la battuta pronta. Molto diverso da Vecchi, sempre serio e concentrato, mai una distrazione. A tal proposito prendevo in giro Firicano: faceva sempre la faccia da serissimo anche se in realtà era molto simpatico. E lui, da persona simpatica appunto, stava al gioco. Chiudo con Pietro Cascone che, in realtà, fa il giocatore: da campano, ha mostrato da noi la grande disponibilità del sud. Si intratteneva con qualsiasi tifoso gli chiedesse una foto o gli ponesse una domanda, anche dopo una sconfitta o quando sapevi che era giù di morale. Insomma, in quindici anni di ricordi belli ne ho tanti, speriamo che a fine stagione arrivi il migliore in assoluto (ride NdR)".


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