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INTERVISTA TC - Pres Reggiana: "La Serie B può essere un obiettivo"

di Dario Lo Cascio
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Nella Reggiana che ormai non smette mai di stupire il segreto è l'organizzazione. In campo e soprattutto fuori, con una società strutturata e puntuale con al vertice il presidente Luca Quintavalli. TuttoC.com ha intervistato in esclusiva il numero uno granata, per fare il punto tra passato, presente e prossimo futuro.

Contro il Ravenna altra prova oltremodo convincente, la lunga sosta sembra non aver intaccato la concentrazione della squadra.
"Abbiamo ricominciato col piede giusto, le partite successive ad una lunga pausa sono sempre pericolose. L'unica cosa che dovevamo fare era vincere, lo abbiamo fatto dimostrando carattere e soprattutto una compattezza che si vede nelle ultime partite più che ad inizio campionato. Questa cosa è stata metabolizzata dalla squadra e dal mio punto di vista è uno degli elementi più importanti che ha la Reggiana oggi". 

Ancora a proposito di sosta, riguardo allo sciopero per la mancata defiscalizzazione, la Lega Pro manterrà la sua linea?
"C'è ancora uno stato di agitazione. Credo siano i numeri a parlare: una Lega di Serie C, quindi un campionato a sessanta squadre, che per sostentamento abbia una necessità di così tanti fondi, che devono arrivare da aziende che mediamente fanno del calcio provinciale, hanno sicuramente un bisogno superiore. Per un motivo semplice: la Serie C ad oggi non è sostenibile se non per alcuni club. E la Serie C sta dimostrando un patrimonio territoriale e un coinvolgimento delle masse, del pubblico, dei tifosi, che non è secondo a nessuno. E' un patrimonio che va anche a favore della società, e per società intendo la gente. E ritengo che questo vada riconosciuto, quindi uno sgravio contributivo, una detrazione fiscale, un aiuto che arrivi alle società di C, penso sia dovuto. Perché veramente fanno il calcio che conta. Questo è un mio punto di vista, noi soffriamo come tutte per far quadrare il budget, sappiamo cosa significa raccogliere micro sponsor o fare le campagne abbonamenti per coinvolgere le masse. Ma sappiamo bene quali sono i costi della Serie C".

Ha parlato di gente, grazie a voi a Reggio Emilia è tornato il calcio che conta, dopo un capitolo da cancellare.
"Il più triste direi. Non dobbiamo dimenticarci del passato per evitare di commettere gli stessi errori. Ma nel momento in cui osserviamo quello che stiamo facendo, ci rendiamo conto che dobbiamo guardare solo avanti. Perché il potenziale, il patrimonio territoriale, io parlo di Reggio Emilia perché la conosco, la gente, l'amore che hanno per lo sport e per il calcio, basta riaccenderlo. E per farlo devi vincere in campo ma anche convincere come società. Questi sono gli ingredienti che suggerirei a tutti. Certo, il vincere in campo spesso dipende da investimenti sulla squadra, ma vincere come società dipende dall'impegno che ci mettono i soci. E Reggio Emilia si è riaccesa dopo un brutto capitolo che è durato troppi anni".

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C'è anche un senso di responsabilità maggiore nel dover fare calcio in una società affamata come questa?
"Assolutamente sì. Non c'è solo una necessità di ottenere risultati, che si augurano ovviamente tanti tifosi. Abbiamo una tifoseria attaccatissima alla maglia, che ha una storicità lunghissima, da quando è nato il calcio a Reggio abbiamo i tifosi. Questo è già un patrimonio. In una piazza come Reggio Emilia, una realtà che è stata tra le prime a fare calcio che conta in uno stadio di proprietà, che è andata a combattere in tutta Italia, il tifo si aspetta che la Reggiana faccia parlare di sé ad un livello alto. Questa è una pressione altissima. Se l'asticella sale e salgono le aspettative, la società deve rispondere nel migliore dei modi. Quello che in passato non si è riuscito a fare, non parlo solo delle ultimissime gestioni, è fare il calcio all'altezza di quello che riesci a fare. Questa piazza si aspetta tanto e quindi devi strutturarti per dare tanto, sennò è meglio che non ci provi neanche. Questa è una differenza grandissima rispetto a tante altre realtà". 

Capitolo mercato, si è concretizzato il ritorno di Luca Zamparo dal Parma.
"Sull'ambito tecnico della gestione dell'operazione non mi soffermo anche perché non ne conosco i dettagli, anche se mi preme sottolineare la gestione sublime del direttore Doriano Tosi e di tutta l'area tecnica. Posso però parlare del ragazzo, che ha sempre avuto un attaccamento folle a questa maglia e a questa città. E ha vissuto l'anno della ripartenza in Serie D come una messa in campo delle sue doti migliori. Si è messo in gioco, ha accettato la lega dilettantistica ripartendo con noi, ha portato grazie al suo lavoro e al suo impegno risultati importantissimi. Quando le nostre strade si sono divise, gli è rimasto il rammarico di non aver potuto dare di più. Quando ci sono state le condizioni per farlo tornare, è stato accolto come un secondo matrimonio". 

Oltre all'attaccante, Valencia e Favalli, possiamo aspettarci altro dalla Reggiana?
"Questo andrebbe chiesto al direttore sportivo che, riprendendo proprio delle sue dichiarazioni, non chiude a qualche possibile scambio. Però, apro parentesi, nella nostra società oltre ad un rispetto dei ruoli, c'è anche riservatezza tra le aree. Perché poi anche erroneamente viene fuori una voce e ci si va a precludere un acquisto. Quindi al momento posso dire di no, non ci saranno altri acquisti, che io sappia, pur essendo il presidente!". 

I numeri sembrano suggerirlo ma la domanda va fatta comunque: la Serie B può essere un obiettivo concreto già da quest'anno? 
"Noi non ci eravamo dati alcuni obiettivo, costruendolo di domenica in domenica. Questo l'ho dichiarato anche alla prima intervista alla prima giornata di campionato. Il gruppo, per come sta rispondendo, la città, la società, per come stanno rispondendo, sono sulla strada giusta. Se a distanza di un girone siamo tra le prime tre e ci giochiamo delle partite di questo livello, la risposta è sì: può essere un obiettivo". 

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