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INTERVISTA TC - Ghirelli: "Chi va in B? Non voglio essere maleducato"

di Sebastian Donzella
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"Chi mandare in Serie B? C'è un Paese disperato che cerca mascherine, piange i propri morti, non sa se tornerà ad avere un lavoro e noi litighiamo su promozioni e retrocessioni? Vorrei dire una cosa violenta ma non voglio essere maleducato. E poi questi sono ragionamenti sorpassati: qua bisogna salvare il calcio in primis, altro che classifiche". Duro come non mai, diretto come sempre. Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, tra una riunione e l'altra (rigorosamente in teleconferenza) trova il tempo di rispondere alle domande di TuttoC.com sugli ultimi avvenimenti.

Il nostro editorialista, Nicolò Schira, ha svelato uno dei piani della Serie A in caso di stop definitivo ai campionati: blocco delle retrocessioni e promozioni delle prime e, forse, delle seconde, dalla C alla B.
"Partiamo dal fatto che c'è la speranza di terminare il campionato. Io spero ad esempio di giocare domani. Poi c’è chi ha speranza di essere promosso, chi di non retrocedere. Però c’è la realtà. La realtà dice che Monza, Vicenza e Reggina, che si sono fatte in quattro quest'anno per puntare alla B e giustamente sperano di salire, dovranno rapportarsi col sistema. Ma ci sarà tempo per questo, inutile pensarci adesso. A decidere saranno il governo e i ministeri che ci diranno se si può giocare o meno, ci sarà la FIGC che in caso di stop prenderà una decisione. Ma c'è un convitato di pietra, quel virus maledetto, che, ripeto, ti fa capire come promozioni e retrocessioni sono cose estremamente secondarie. C'è un grave problema sanitario in Italia, ci saranno gravi problemi economici. È cambiato il mondo c’è una guerra in atto, non si ragiona più come prima".

E come si ragiona?
"Quando tutto finirà, noi non torneremo dalle ferie ma dalla guerra. E sa cosa fece mio padre quando tornò dalla guerra? Sistemò il tetto della casa. E lo fece anche rapidamente, altrimenti si sarebbe allagato tutto. Inoltre questa è una guerra diversa. Quando finirono le guerre normali la gente corse in strada ad abbracciarsi, a ballare, a stare insieme. Noi, quando tutto questo finirà, avremo paura degli assembramenti. Pensate allo stadio, allo stare tutti vicini, alle esultanze sugli spalti. In tanti non andranno allo stadio finché non ci sarà il vaccino perché avranno paura. In un Paese che cerca mascherine, piange i propri morti, non sa se tornerà ad avere un lavoro e noi litighiamo su promozioni e retrocessioni? Vorrei dire una cosa violenta ma non voglio essere maleducato. Ma di che parliamo?".

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Le 60 squadre di C come stanno vivendo il momento?
"Con grande unità, sono compattissime. Sanno che prima di tutto c'è un problema economico da risolvere. Il presidente della Feralpisalò, Pasini, ha interrotto gli altiforni. Sa quanto servirà per rimetterli in piedi? Parliamo di mesi e parliamo di uno degli imprenditori più solidi della nostra Lega. Il rischio, tra pochi mesi, è che ci sia una moria di squadre che non si iscriveranno. E non per i fallimenti, come accadeva in passato, ma perché non avranno più soldi da investire nel nostro sistema. Mettiamoci in testa che l'azienda madre verrà preferita rispetto all'azienda calcio".

L'AIC ha affermato che è presto per parlare di tagli agli stipendi.
"Con l'Assocalciatori ho messo in piedi un tavolo permanente. Ma in questo caso non siamo in trattativa sindacale, quella puoi farla quando sei nel periodo delle vacche grasse. Noi siamo in guerra, quando finirà bisognerà fare sacrifici. Ritengo che sia miope aspettare: a Tommasi ho proposto un accordo pilota. Chi dirige deve avere forza e metterci la faccia. Prendere subito delle decisioni. Perché più passerà il tempo e più aumenterà l'insofferenza. Se si farà tardi ci frantumeremo. Poi è chiaro: che tagli vuoi chiedere a chi è al minimo salariale? Ma tutti gli altri dovranno concorrere, chi avrà di più dovrà ridare di più. Ognuno dovrà fare sacrifici in base alle proprie capacità".

Un grosso passo in avanti sarebbe la defiscalizzazione. Per la quale avete pure scioperato in tempi non sospetti.
"Chiamiamolo credito d’imposta. Mi mangio le mani a ripensarci. Negli scorsi mesi avevamo proposto di vincolare parte delle tassazioni allo sviluppo di settori giovanili, stadi e processi di formazione. La proposta era semplice: uno Stato moderno, in un periodo di crisi, ha difficoltà a reperire risorse finanziarie e, di conseguenza, può usare quelle provenienti dal fisco. Era un meccanismo utile mesi fa, adesso lo sarebbe ancora di più. Ci dissero che c'era un problema legato agli accordi economici con l'Unione Europea. Adesso questi problemi non ci sono più.
Quindi chiediamo una volta di più, al governo, di giocare questa carta vincente. Chiediamo solo un po’ di benzina iniziale, poi il motore della Lega Pro saprà fare strada da solo. Ci metto dentro anche le scommesse: si è parlato dell'1% degli introiti da destinare alle Leghe e alle società. Lo si faccia, si dia il sostegno richiesto". 

In chiusura una bella notizia: Infantino della FIFA che scrive a Infantino della Carrarese.
"Lo abbiamo sempre detto che la Lega Pro rappresenta i comuni, i quartieri, l'Italia. E i nostri calciatori di conseguenza. Calciatori che, come ci ha ricordato il presidente Infantino, sono educatori. E i nostri, anche da casa, con i loro allenamenti in salotto, i loro cartelli e i loro bambini, stanno svolgendo al massimo questo compito. Perché questo è il nuovo mondo che ci si prospetta".

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