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VECCHI COME ULISSE E IL SUDTIROL SOGNA. SORPRESA VIRTUS VERONA: I SEGRETI DI GIGI FRESCO, IL PRESIDENTE-ALLENATORE DA OLTRE 37 ANNI. DOPO IL RIETI UN ALTRO CLUB RISCHIA DI NON ARRIVARE A FINE STAGIONE?

di Nicolò Schira
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Stefano Vecchi ha trovato la sua Itaca a Bolzano. Come un novello Ulisse 2.0, dopo un lungo peregrinare, in estate è ripartito dal Sudtirol, club con cui aveva sfiorato 7 anni fa una storica promozione in Serie B che gli era valsa la chiamata di Giuntoli a Carpi. Esperienza in chiaroscuro quella emiliana e la conseguente ripartenza dalla Primavera dell'Inter, dove Vecchi lancia decine di talenti (Zaniolo, Radu, Bettella ecc) e fa incetta di trofei giovanili. L'anno scorso il ritorno traumatico tra i grandi con il Venezia in B: esonerato dopo poche giornate da un club che sarebbe poi retrocesso ai playout. Tradotto: Vecchi avrà commesso pure degli errori, ma non pilotava una fuoriserie. Anzi, tanto che pure Zenga e Cosmi non sono riusciti a  invertire la tendenza negativa. Inevitabile dopo il passo falso lagunare dover ripartire dal basso e Vecchi l'ha fatto con umiltá e intelligenza, tornando a casa. In quel Sudtirol che da anni è una realtà laboriosa e tra le più solide della categoria. Contratto triennale con l'obiettivo di provare a conquistare quella B sfiorata più volte dagli altoatesini. Merito anche dell'ottimo lavoro svolto in sede di campagna acquisti dal diesse Paolo Bravo, che bravo lo è per davvero e non solo di cognome .La vittoria di Padova fa gettare la maschera ai biancorossi: per la promozione diretta ci sono anche loro. Non solamente le nobili decadute Vicenza e Padova, ma pure il borghese Sudtirol. Inutile nasconderlo. Una rivincita per Vecchi che dalla terza serie ha preso la rincorsa per tornare in alto. Il suo sogno resta quello di allenare in Serie A (qualche apparizione da traghettatore l'ha già fatta con l'Inter post De Boer e Pioli) e nell'arco di qualche anno può realizzarlo. Dai tempi della Tritium ha sempre dimostrato di saperci fare da allenatore e siamo convinti che in C sia solo di passaggio. Lo spera anche il presidente Baumgartner, che meriterebbe di coronare le tante brillanti annate da protagonista in C con un salto in alto. 

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Non chiamatelo il Sir Alex scaligero, perché il suo regno dura da molto più tempo. Trentasette anni per la precisione (quello di Ferguson allo United si era fermato a 27, tanto per essere chiari). Tutto è iniziato in quel 1982 Mundial in cui un giovane sbarbatello di 21 anni da responsabile del Settore Giovanile diventa presidente e allenatore di una piccola squadra del quartiere di Borgo Venezia a Verona. Insieme ne hanno fatta di strada: dalla Terza Categoria alla Serie C. Sei categorie scalate con i sottofondo le canzoni di Vasco e Vecchioni (Sammarcanda la sua preferita). Migliaia i ragazzi allenati e lanciati (su tutti Alberto Paleari e Andrea Nalini) tra promozioni (tante) e retrocessioni (un paio). Ma sempre insieme, uno affianco all'altra: Gigi Fresco e la sua Virtus Verona. Impossibile immaginare oggi uno lontano dall'altra. Sognando di arrivare sempre più in alto. La classifica attuale dice settimo posto in piena zona playoff davanti a compagini del calibro di Piacenza, Samb, Modena e Cesena. Basterebbe questo per certificare la bontà del lavoro di GigiFresco (tutto attaccato come amano chiamarlo i suoi tifosi) come tecnico. Difficile auto-esonerarsi, anche perché quando ha pensato di farlo - raccontano gli amici - poi ha sempre vinto la gara successiva. Meglio di un talismano. Nonché il realizzatore in carne e ossa del sogno di molti presidenti: fare la formazione e andare in panchina la domenica. Fresco però è un unicum nel nostro calcio: la mattina svolge il ruolo di dirigente scolastico, il pomeriggio invece corre al campo. Prima allena i giocatori e poi, svestita la tuta, corre dietro la scrivania a mandare avanti la società. A questo triplice ruolo bisogna aggiungere una quarta attività, non meno importante: Gigi è anche l'anima e il motore della Onlus del club, la Viva Virtus. In questi anni è sceso in campo anche in politica ricoprendo il ruolo di Consigliere Provinciale per il centro-sinistra (con il partito della Margherita) prima e spalleggiando poi l'ex sindaco leghista Tosi in una lista civica. Insomma, un Fresco bipartisan per la sua Verona ma sempre animato dal desiderio di aiutare i meno fortunati. Dai migranti ai tossicodipendenti fino ai carcerati. Sempre in prima linea. Come quando ha aiutato un ragazzino arrivato in Italia dal Gambia su uno dei tanti barconi della speranza. Quel ragazzino sognava di fare il calciatore. Sono passati 4 anni e oggi sta tra i pali della sua Virtus in Serie C ed è uno dei portieri più giovani della categoria (sta recuperando da un infortunio dopo aver giocato titolare le prime tre di campionato, ndr). Si chiama Sibi Sheikh ed è una delle vittorie più bella di GigiFresco, che sogna i playoff e un clamoroso derby un giorno con una tra Chievo e Hellas. Mai dire mai. Non dategli del visionario perché stupire è la sua missione...

Parlare di nuovo della situazione tragicomica in cui versa il Rieti (tragica per tutti i dipendenti e i tesserati, comica per quanto ci tocca assistere grottescamente da settimane) sarebbe come sparare sulla croce rossa. La barca del club laziale - come vi abbiamo raccontato settimana scorsa - sta affondando (difficile possa arrivare a Natale) e perde i pezzi. Ieri l'addio del dg Pavarese e del segretario Di Leginio. L'ennesimo segnale funesto per la compagine reatina. In attesa di far luce sui problemi dell'Avellino (si attendono sviluppi dal tribunale) vi possiamo anticipare come un altro club di Lega Pro del centro Italia starebbe iniziando a vivere problematiche da non sottovalutare. Una situazione tutta in evoluzione ma da tenere d'occhio e di cui vi daremo conto nelle prossime settimane. Il rischio di un campionato monco e con più di un club che non arriva a fine stagione rischia di materializzarsi di nuovo. Per l'ennesima volta. Altro che mai più casi Modena-Matera-Pro Piacenza. Ogni anno purtroppo è sempre la stessa storia...

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