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TRA CHI SOGNA LA B E L’OBBLIGO DELLE RIFORME. IL RITORNO DEGLI ARBITRI DOPO LA SOSTA: TRA ALTI E BASSI

di Luca Esposito
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Continua a rotolare il pallone in serie C. E, considerando quello che è successo fino a pochi mesi fa, non è certo roba da poco. Dopo settimane di polemiche, rinvii, colpi di scena e dietrofront ecco che, finalmente, la testa di tutti è concentrata unicamente su questi spareggi promozione che stanno regalando emozioni e anche tanti risultati a sorpresa. Non poteva essere diversamente, comunque, anche perché il fattore tifo è stato totalmente annullato dalla scelta del Governo di aprire tutto fuorchè gli stadi. Uno spettacolo triste, sotto questo punto di vista. Immaginiamo cosa sarebbe stato il San Nicola di Bari, tanto per fare un esempio, qualora il match con la Ternana si fosse disputato regolarmente a porte aperte! Nell’epoca post Covid, però, bisogna anche sapersi accontentare, soprattutto in una categoria che sembrava ormai destinata al collasso e in cui il presidente Francesco Ghirelli sembrava spingesse per una conclusione definitiva e per una quarta promozione stabilita a suon di algoritmi e non di gol. Per fortuna è prevalso il buonsenso e, anche grazie al presidente della FIGC Gabriele Gravina, tutto è ripreso nel modo più regolare possibile. E presumibilmente ci godremo delle semifinali di alto livello, aperte ad ogni tipo di risultato. Il Bari, con un pizzico di fisiologica fatica, è riuscito a staccare il pass per il turno successivo pareggiando per 1-1 con la Ternana. Gli umbri, che avevano ben figurato nelle sfide precedenti, avevano il grande vantaggio di aver messo minuti nelle gambe, ma obiettivamente non avevano affatto convinto nemmeno a cospetto dell’Avellino di Capuano.

Alla lunga l’identità di gioco è componente che incide e i biancorossi, pur senza brillare, hanno centrato il passaggio alle semifinali sfruttando la serata di grazia del grande ex Mirko Antenucci. Mister Vivarini, che sogna la promozione anche per riscattare qualche infelice e recente esperienza personale, dovrà vedersela con l’esperienza di Baldini, factotum di una Carrarese che ha sofferto contro una Juventus23 che merita gli onori della cronaca. I bianconeri hanno vinto la coppa Italia di categoria contro una Ternana assolutamente favorita alla vigilia, hanno fatto un percorso playoff ricco di soddisfazioni e, sotto di due reti a Carrara, hanno raggiunto il 2-2 grazie ad una doppietta di Vrioni nell’ultimo quarto d’ora. Non è bastato, ma Fabio Pecchia può essere più che soddisfatto della crescita esponenziale di un gruppo giovane, affamato e che è stato seguito con interesse dalla società. La Carrarese, comunque, per esperienza e qualità ha tutte le carte in regola per rappresentare una mina vagante: passasse il turno col Bari diventerebbe addirittura la favorita, sarebbe il coronamento di anni di sacrifici e investimenti nonché un sogno ad occhi aperti per gente come Maccarone e Tavano che ha sposato il progetto con l’entusiasmo dei ragazzini alle prime armi. Colpo grosso del Novara che, senza proclami e a fari spenti, sta proseguendo l’avventura. Vincere a Carpi non era semplice, a nulla è valso l’ennesimo gol stagionale di Vano che è stato trascinatore dei biancorossi sin dalla prima in coppa Italia. 0-0 tra Reggiana e Potenza, anche in questo caso con onore delle armi per entrambe. Gli amaranto, senza lockdown, potevano anche puntare a qualcosa in più dei playoff dal momento che la distanza col Vicenza non era incolmabile. Il Potenza, invece, non può più essere considerato una sorpresa e da un paio d’anni è osso duro per tutti in Lega Pro. Mantenendo questa ossatura si potrà ripetere l’annata nella prossima stagione, puntando chissà alla promozione diretta senza concorrenti toste come Bari e Reggina che avrebbero inibito chiunque.

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Ad ogni modo una tra Bari, Carrarese, Reggiana e Novara farà compagnia alle tre promosse, ricordiamo che non varrà più il doppio risultato  ed entrano in ballo supplementari e rigori. E a proposito di playoff, la nota lieta arriva anche dal mondo arbitrale. Giusto mettere in copertina anche questa categoria che, solitamente, fa notizia soltanto quando le cose vanno male. Qualche incidente di percorso fisiologico c’è stato (legittime le lamentele del direttore sportivo della Triestina all’indomani della sfida di Potenza per la mancata concessione di un rigore che poteva cambiare la storia degli alabardati), ma anche gli arbitri erano fermi da tempo, il caldo si fa sentire per tutti e i voti sono complessivamente tutti positivi. Per non vanificare gli sforzi di professionisti che si sono dimostrati all’altezza, tuttavia, bisognerebbe intervenire nei confronti di chi commette errori anche clamorosi. La Ternana, nella persona del dirigente Tagliavento, ha alzato la voce parlando pubblicamente di “palesi errori che hanno condizionato il risultato”. Il signor Marchetti è nell’occhio del ciclone, chissà che la performance infelice di ieri sera non possa pregiudicarne il salto di categoria. Il fischietto laziale è al suo quinto anno (non può avere una ulteriore proroga), rispetto allo scorso anno è calato psicologicamente, doveva essere promosso lui in B e non il campano Robilotta, ma questa è storia vecchia. In attesa che l’AIA si pronunci su promossi e bocciati, è importante rimarcare come le giacchette nere stiano contribuendo a rendere credibile questo finale di stagione che il COVID aveva messo a repentaglio. Proprio il lungo stop per il virus dovrebbe rappresentare un momento di crescita per una serie C che non può e non deve morire. Da sempre la Lega Pro è il torneo dei campanili, quel campionato che rappresenta tantissime realtà di provincia che, grazie al calcio, muovono l’economia e riescono a crescere anche sul piano sociale. Immaginare di fermare tutto, come era stato ipotizzato, significava avvicinare al baratro tanti club e prendere in giro quei tifosi che hanno seguito dappertutto e con immensi sacrifici la squadra del cuore.

Il presidente Ghirelli vuole mantenere il format a 60 squadre, ma prevediamo un po’ di caos al momento delle iscrizioni. I parametri saranno rigidi, nessuno vuole rivivere un caso Pro Piacenza, ma è palese che la crisi post Covid farà male a tutti. Dalle società più virtuose alle neopromosse che dovranno attrezzarsi per tempo. E così sono necessarie riforme intelligenti, rapide e che tengano conto di tanti fattori. Del bacino d’utenza, come Claudio Lotito aveva detto già nel 2015 attirandosi le ire di numerosi colleghi, ma soprattutto della solvibilità economica. Non basta avere i soldi per lo start, è fondamentale che i presidenti garantiscano i puntuali pagamenti degli stipendi a tesserati che guadagnano talvolta il minimo sindacale e hanno famiglie da portare avanti. Creare un fondo di sostenibilità a cui attingere in caso di emergenza sarebbe determinante, anche perché sponsor e incassi al botteghino sono voci azzerate e non ci sono i milioni di euro dei diritti tv. In pratica vanno tutelati non solo i piccoli club che puntano sui giovani, ma anche e soprattutto quegli imprenditori- e purtroppo ne restano pochi- che investono tanto per il salto di categoria. Intanto si riapre la pista ripescaggi, con le retrocesse che sperano di rientrare nel giro. A ruota seguono le seconde classificate in serie D, altra categoria che andrebbe salvaguardata. In attesa di ciò che sarà, godiamoci quello che è. Il pallone in C continua a rotolare e ci sono quattro ottime squadre che vogliono regalare la cadetteria ai propri tifosi. Nel silenzio assordante degli stadi, in un clima nemmeno lontanamente paragonabile a quello che avremmo voluto respirare. Ma la B attende la sua ventesima squadra, e certo non poteva essere stabilita da un algoritmo.

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