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IL PROTAGONISTA DELLA SETTIMANA - ENDGAME: CAMILLI VS LA CAVA

di Marco Pieracci
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Giorgio La Cava
Giorgio La Cava

Far West a Viterbo o sceneggiata napoletana? Il Giudice Sportivo ha usato la mano pesante sanzionando il vicepresidente della Viterbese Luciano Camilli con una inibizione di cinque anni (oltre ad un’ ammenda di 30.000 euro) per aver colpito con un pugno il presidente dell’Arezzo Giorgio La Cava nel tunnel che conduce agli spogliatoi prima dell’inizio della gara di ritorno del primo turno della fase nazionale dei playoff ma il padre, nonché patron gialloblu, Piero Camilli ha parlato di montatura vergognosa e squallida ridimensionando l’accaduto attraverso un comunicato ufficiale (dove La Cava viene ribattezzato La Canna) diramato venerdì nel quale ha annunciato anche la volontà di disimpegnarsi dal club laziale lasciando il mondo del calcio. Un comunicato singolare, fuori dagli schemi, dove non mancano passaggi che suscitano una certa ilarità e che vi riproponiamo qui sotto integralmente.

"Abbiamo appreso con vivo stupore e notevole rammarico quanto disposto dalla “cosiddetta” giustizia sportiva, rappresentata nel caso de quo da un notaio o  da un suo sostituto. Quanto refertato  È assolutamente falso e rappresenta la dichiarazione di parte  del  signor la Canna già noto alle cronache sportive e non nell’ambito perugino. Ci domandiamo dove fossero i rappresentanti di lega e procura federale  quando il suddetto soggetto ,prima andava ad effettuare una sorta di “danza Maori” davanti alla curva dei sostenitori Aretini per poi dirigersi verso il tunnel a raso della tribuna occupata dai tifosi Viterbesi, sbeffeggiandoli e toccandosi i genitali e dicendo ad alta voce “tifosi di merda” “poveracci” e “fate schifo”. Luciano Camilli vedendo l’assoluta inerzia degli organi sportivi competenti al fine di evitare problemi alla Società Sportiva Viterbese Castrense per responsabilità oggettiva, interveniva invitando il suddetto LA CANNA a tornare velocemente nel posto a lui assegnato. Per tutta risposta ed in presenza di testimoni il predetto La Canna offendeva pesantemente Luciano CAMILLI negli affetti familiari. Per cui è comprensibile e giustificabile il fatto che quest’ultimo possa averlo spintonato con il solo intento di allontanarlo. Qui è iniziata la “sceneggiata napoletana “ che vedeva quale protagonista non il compianto Mario Merola  bensì il signor GIORGIO LA CANNA e credete che i fatti susseguitisi fanno un baffo alla famose canzone “la creme napulitane”.L’ intendimento del LA CANNA è evidente. Abbiamo soltanto voluto spiegare e chiarire i fatti ed abbiamo dato incarico ai nostri legali di tutelare il nome della famiglia Camilli e di ciò che rappresenta la Viterbese per questa città. Quanto successo ci rafforza nel nostro intendimento di uscire da questo mondo che non ci appartiene. Troppo seri, troppo puntuali nei pagamenti e troppo onesti a confronto di gente squalificata a vita e riammessa “per grazia divina” che ieri sera abbiamo avuto la sfortuna di incontrare. La Società è a disposizione per la cessione , pulita , senza debiti e capitalizzata. Lo stesso da domani 24 maggio (oggi ndr) attraverserò il mio Piave dimettendomi dalle cariche federali in modo tale da poter aggredire legalmente chi tenta di infangare il nostro nome palesando intenti chiaramente estortivi. Per finire ringrazio la stampa locale che ha dato enorme risalto all’accaduto, senza i dovuti approfondimenti. Al sig. la Canna è stato refertato al Pronto Soccorso solamente, minima escoriazione al ginocchio destro. Vi ho fatto scrivere di partite di calcio vero che se ci pensate “cadete dal letto”, ma meritate di scrivere di calcio dilettantistico, dimostrando pochissimo rispetto per una famiglia che ha investito in questa città tempo, passione, cuore e denaro".

A stretto giro di posta è arrivata la replica di La Cava che al Corriere di Arezzo ha fornito la sua versione dei fatti: “Non ho offeso nessuno -  ha detto il numero uno amaranto - sono andato a salutare i tifosi come fa ogni presidente. Dare del bugiardo a me significa dare del bugiardo anche all’ispettore della Lega e a tutti coloro che hanno visto la scena. Per fortuna non ero da solo. Ripeto, procederò con i miei avvocati sia contro il padre, sia contro il figlio. Ho 90 giorni per presentare denuncia”. Insomma, non è finita qui. Lo scontro verbale fra i due presidenti è destinato a proseguire a colpi di carte bollate nelle aule di tribunale. Lasciando a chi di dovere il compito di fare chiarezza sui fatti, e al netto degli aspetti folkloristici di questa vicenda, resta l’amara constatazione che quando accaduto non è stato un bello spot per la Serie C.


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Domenica 18 Agosto 2019
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