Di Napoli: "Akragas, io ci credevo. Alessi fuori luogo"

di Dario Lo Cascio
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Raffaele Di Napoli, a distanza di qualche giorno dall'esonero in una lunga intervista a Goalsicilia.it ha parlato della sua esperienza all'Akragas: “Quando è morta mia mamma ho avuto un momento di sconforto, per paura di vivere nel ricordo del dolore ho voluto ripartire subito a lavorare. Forse un po’ da vigliacco mi sono ributtato subito sul lavoro, ho parlato con Giavarini e Alessi che mi hanno prospettato un progetto ‘giovane’ come l’anno prima, con un 11 titolare formato da 5 Over e 6 Under. Il 15 luglio è scomparsa mia mamma, il 18 ero già a selezionare l’abbigliamento sportivo, ad oggi è stato un grandissimo errore”.

“Un errore del quale mi sono reso conto quando ho capito che attorno avevo gente scarsa, non era gente di calcio. Ero comunque convinto che potevamo fare qualcosa di buono, poi quando ci hanno tolto la deroga per giocare all’Esseneto è sprofondato tutto. Sponsor non ce ne erano più, di fatto eravamo sempre in trasferta, i problemi economici eccome se c’erano... Ho cercato di prendermi tutte le responsabilità ma i risultati non mi hanno accompagnato e quando è così l’allenatore paga, come è giusto che sia”.

"Ho vissuto la mia professione 24 ore su 24, dedicando praticamente tutto il tempo all’Akragas. A luglio scorso, con mia madre in fin di vita, io sono partito per consegnare la domanda di iscrizione a Coverciano e così via. Forse io da allenatore credevo in questa squadra più di qualche pseudo tifoso o presunto giornalista che continua a screditarmi. Qualcuno mi ha paragonato a Ventura, ma non ricevo gli stessi suoi compensi, non sono un mercenario”.

“Alessi voleva che mi dimettessi, facendo anche un comunicato che ritengo davvero fuori luogo. Mi ha detto che dovevo rientrare in sede, quando lui non si è visto una sola partita nostra, credo che non conosca neanche i giocatori. Mi dovevo dimettere perché? Io ad Agrigento stavo a lavorare, quando mi hanno fatto il contratto non ho mica obbligato nessuno”.


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