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Mignemi: "Per il Vicenza ko più dolce non poteva esserci. Non ci saranno contraccolpi"

di Valeria Debbia
Davide Mignemi

Davide Mignemi, direttore sportivo ex Campobasso, Siracusa e Gubbio, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, analizzando la recente sconfitta del Vicenza e le sue implicazioni per il campionato di Serie C.

Oggi il Vicenza ci dà di che parlare, perché è arrivata la prima sconfitta della formazione guidata da Fabio Gallo. Non ne approfitta però soprattutto l’Union Brescia di Corini.

"Diciamo che se per il Vicenza una sconfitta ci doveva essere prima o poi, più dolce di questa credo che non poteva esserci, in quanto le dirette inseguitrici, seppur molto distanti, non sono riuscite a sfruttare l’occasione. Invece il Brescia, come dicevi tu e come ha detto lo stesso Corini, non è riuscito ad approfittare, seppur andando in vantaggio. Quindi è un’occasione persa, ma soprattutto bisogna, secondo me, rivedere tante cose per affrontare anche i playoff con un piglio totalmente diverso, perché nei playoff il Brescia è chiamato a essere un’assoluta protagonista".

Forse il Brescia ha fatto un po’ l’errore, magari anche inconsciamente, di sentirsi troppo forte del nome Brescia, in una categoria dove però si è visto che i nomi contano quasi zero.

"Sicuramente sì, anche se l’estate è stata un po’ travagliata per loro: da Feralpi a Brescia, tutto in una volta, rifare quasi interamente una rosa non è stato facile. Però quando porti alle spalle un blasone così importante, sei chiamato a fare una stagione nettamente diversa, quindi a stare molto più vicino al Vicenza, cosa che non è riuscita fino adesso. Però c’è ancora l’appendice dei playoff che potrebbe regalare un finale di stagione totalmente diverso".

Per quanto riguarda invece il Vicenza, come reagirà secondo te la squadra biancorossa a questa prima sconfitta?

"Io non credo ci saranno contraccolpi, non credo ci sarà un harakiri veneto. Penso che Gallo abbia gli strumenti anche per tenere mentalmente attiva la squadra. Però perdere la prima volta dopo 27 giornate magari un minimo di contraccolpo lo può dare. Credo che lì dentro ci siano gli equilibri giusti per gestire nella maniera più serena anche questa sconfitta, soprattutto in virtù del fatto che le dirette inseguitrici non le vedo con quella fame e quella voglia di riprendere quel gap. È una squadra che ha valori di rosa così tanto esperti da metabolizzare subito questa sconfitta e proiettarsi sulla prossima con un piglio diverso".

Forse non ci saranno contraccolpi nemmeno nel B.

"Ma lì la questione, come dicevi tu, è un po’ diversa: è vero che c’è ancora un vantaggio, è vero che l’Arezzo delle tre è l’unica che ha già riposato, mentre le altre due no. Diciamo che comunque questo fine settimana incontra il Gubbio, che è un’altra squadra che in questo girone di ritorno è in ripresa, ed è una partita che può nascondere delle insidie. Però la squadra costruita da Cutolo, secondo me, è completa in tutti i reparti: è un’autentica corazzata che può gestire in maniera adeguata il vantaggio accumulato. È chiaro che lì non sono ammessi rilassamenti o battute d’arresto, perché le altre potrebbero avvicinarsi, però in questo momento è in controllo del vantaggio accumulato".

Accennavi al direttore sportivo, che secondo me anche nel mercato di gennaio, delle tre squadre in vetta nel girone B, è quello che ha operato meglio, perché l’Arezzo forse ha fatto il mercato più necessario. Il Ravenna ha inserito alla rosa giocatori estremamente importanti – penso anche a Nicolas Viola, che era arrivato da svincolato prima – però forse giocatori un po’ distanti dal mondo della Serie C. L’Arezzo ha invece andato a scovare proprio quei profili che stanno facendo la differenza. Di fatto li ha tolti anche un po’ alle dirette concorrenti, penso magari a Di Chiara che piaceva anche al Ravenna, e ha messo solo quei giusti tasselli che servono per avere una rosa ancora più lunga, in un momento comunque sicuramente complicato, dove c’è anche un po’ da rifiatare.

"Assolutamente sì. Non si vince con i nomi o con chi ha avuto un passato altisonante anche in categorie superiori. C’è sempre gente che conosce la categoria e secondo me ha fatto benissimo Aniello ad apporre quei correttivi giusti per rendere l’Arezzo più omogenea nelle caratteristiche e sicuramente completa in tutte le parti. È la squadra che nella costruzione per caratteristiche degli uomini è sicuramente la più completa. Mentre il Ravenna, diciamo che comunque anche con il cambio di allenatore ha dovuto affrontare una piccola crisi di risultati che c’è stata ultimamente, ma sono convinto che ha le carte in regola per stare lì in quelle posizioni di classifica fino alla fine".

Tra l’altro questo te lo chiedo proprio da direttore sportivo che magari è passato anche da questa situazione: esonerare un allenatore sostanzialmente subito dopo la fine del mercato – e non è successo solo a Ravenna – non rischia di essere un po’ un boomerang? Perché alla fine io credo che quando c’è una leggera crisi ma siamo ancora in periodo di mercato forse bisogna agire subito, perché altrimenti si fa il mercato per un mister e tre giorni dopo si dà la squadra a un altro che magari avrebbe voluto altre cose.

"È vero quello che dici, sfondi una porta aperta. Però se fai caso, nelle 59-60 squadre di Serie C ogni anno cambiano una marea di allenatori e tante situazioni vengono effettuate anche dopo il mercato di gennaio. È chiaro che questo può portare sconvolgimenti, cambiamenti, ma ormai questo è all’ordine del giorno. Sta poi alla bravura di chi subentra di adattarsi al gruppo che è in essere e cercare di tirare fuori il meglio da quest’ultima parte di campionato, perché ormai ci accingiamo a vivere l’ultimo scorcio di campionato che forse per tanti è quello più importante".

Diciamo poi che voi direttori sportivi e con voi anche gli allenatori siete sempre un po’ quelli contro cui puntare il dito perché alla fine se la squadra non fa risultati la colpa è dell’allenatore. Se manca un giocatore la colpa è del direttore sportivo. Io credo che alle volte ci debba essere maggior presa di responsabilità da parte della squadra ma a volte anche da parte delle proprietà perché magari non vi mettono a disposizione i fondi che voi richiedete per fare un mercato, non vi danno l’ok per determinate operazioni, si intromettono nel vostro lavoro. Ora io penso che questo sia quello che sta costando caro anche alla Salernitana, una gestione che faccia vedere che non ha imparato dalle due brucianti retrocessioni passate.

"Nella prima parte della domanda è esattamente così. Purtroppo operare in Serie C è diventato sempre più difficile, specialmente per chi fa il dirigente ma anche per chi allena perché poi alla prima crisi di risultati, il primo a pagare è sempre l’allenatore. In realtà bisognerebbe, secondo me, fermarsi e fare un’analisi molto più profonda del perché tante volte non arrivano i risultati. Invece la cosa più facile è nascondere magari tutto quello che di programmazione societaria non c’è stato e scaraventare tutto sulle spalle dell’allenatore quando sicuramente non sarà l’unico dei colpevoli. Per quanto riguarda la Salernitana diciamo che comunque non era facile assemblare una squadra totalmente di sana pianta. È chiaro però che quando arrivi da due stagioni così negative, con due retrocessioni così brucianti, arrivare in Serie C significa essere chiamati a fare totalmente un altro tipo di torneo. Come dicevi tu, credo che comunque un mea culpa lo debbano fare sia chi opera tecnicamente ma anche chi sta al di sopra perché evidentemente tante cose non sono andate nel verso giusto e soprattutto nelle scelte tante cose sono state sbagliate".

Quando si dice che è più facile salvarsi in Serie B che vincere una Serie C fondamentalmente è vero perché poi dalla C ne sale una da ogni girone e una ai playoff che si giocano con 30 squadre. Sono playoff molto allargati e una formula che lascia tante incognite.

"La Serie C è un inferno. Non lo dico io ma lo dicono tantissimi addetti ai lavori dove ci sono delle piazze che sono state abituate negli scorsi anni a fare delle categorie superiori che non riescono per tanti anni ad uscire fuori da questa categoria. Questo perché non basta tante volte solo il blasone o magari non basta il giocatore importante ma serve una coesione e una compattezza di tutte le componenti che poi vanno ad assemblare questo mosaico che li renda ermetici soprattutto nei momenti di difficoltà che questa categoria impone. In ogni girone ci sono piazze che meriterebbero il salto di categoria però da tanti anni non riescono ad ottenerlo. Questo è un vero peccato ma tante volte vanno ricercate nelle scelte e nella programmazione le colpe di quello che poi avviene".

A tal proposito, anche la crisi che sta vivendo il Perugia può essere un po’ ricondotta al fatto che la squadra non è abituata a lottare per una salvezza?

"Lì è un altro caso abbastanza spinoso: piazza importante che però dall’inizio dell’anno fatica, un cambio di società non ti dà inizialmente quelle direttive di slancio che servirebbero per fare questa categoria da protagonista perché la realtà è questa: il Perugia è una piazza chiamata a primeggiare in quel girone però magari non ha una società alle spalle più forte da reggere il peso di quella piazza così si rischia comunque di cozzare fra gli obiettivi della società e la piazza che giustamente chiede altro alla proprietà e poi ne vengono fuori queste annate dove quando partono così non è facile raddrizzarle".


A TUTTA C con Claudia Marrone. Ospite: Davide Mignemi
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