Genevier: "Serie C, ci sono scenari evitabili. AlbinoLeffe società modello"
Gael Genevier è il giocatore più anziano ad aver indossato in campo la maglia dell’AlbinoLeffe. Oltre 500 presenze tra i professionisti raccontano una carriera di spessore, impreziosita dagli ultimi sei anni vissuti a Zanica, dove il centrocampista francese ha contribuito in modo significativo ai risultati del club lombardo. Figura di riferimento della Serie C, Genevier ha calcato anche i palcoscenici della Serie A con la maglia del Siena, consolidando un percorso di alto profilo nel calcio italiano. Per analizzare i temi legati alla terza serie e ripercorrere la sua esperienza con l’AlbinoLeffe, Genevier è intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttoC.
Segui ancora la Serie C e l’AlbinoLeffe, tua ultima squadra da calciatore?
"Sì, assolutamente. Sto seguendo l’AlbinoLeffe con un occhio di riguardo particolare perché ho trascorso quasi sei anni lì, sono tanti, e ho lasciato diversi amici. In generale seguo la Serie C, ma l’AlbinoLeffe resta ovviamente una squadra speciale per me."
Che stagione è questa per la Serie C, tra penalizzazioni ed esclusioni?
"Purtroppo l’ho vissuto anche io in prima persona diverse volte. È vero che negli anni qualcosa è migliorato, ma il fatto che ci siano ancora società che dopo pochi mesi si ritrovano in grandi difficoltà, fino a dover chiudere, resta un problema serio. Quando succedono queste cose si falsano i campionati e si mettono in difficoltà non solo le società, ma anche i giocatori, come nel caso di Rimini. È molto triste vedere che nel 2026 ci siano ancora situazioni del genere in un campionato professionistico. La Serie C dovrebbe avere un significato preciso e andrebbe fatto di tutto per evitare questi scenari."
Oggi è più difficile costruire una lunga carriera in Serie C?
"Sì, per fortuna una parte della mia carriera non l’ho fatta in Serie C e questo mi ha aiutato. Per chi fa tutta la carriera in questa categoria diventa davvero complicato, anche perché ci sono squadre che non finiscono la stagione, il mercato diventa più difficile e col passare degli anni è sempre più complicato trovare spazio per i giocatori un po’ più anziani. È stato un traguardo bellissimo, ma mi auguro che tanti ragazzi possano riuscire a giocare ancora di più rispetto a quello che ho fatto io."
Il modello AlbinoLeffe è replicabile?
"L’AlbinoLeffe ha una grande fortuna nel presidente, che ha partecipato alla creazione della società, l’ha fatta crescere ed è una persona appassionatissima. Investe tempo, energie e ovviamente anche risorse economiche per garantire continuità: uno stadio di proprietà, un centro sportivo importante, una struttura solida. Di questo posso solo ringraziare il presidente.
So che non è semplice replicare questo modello, perché serve anche una forza economica importante, ma l’AlbinoLeffe è un esempio per tutte le società di Serie C, e anche per categorie superiori. Io ho vissuto sei anni lì e ho visto come tutto ciò di cui avevamo bisogno venisse sempre messo a disposizione. È un aspetto fondamentale anche per la crescita dei giovani. C’è un’idea chiara, definita, e soprattutto una guida con lo spirito giusto."
Zoma e Doumbia: il talento si vedeva già?
"Il talento c’era già. Il passaggio in prima squadra è sempre delicato, ma per Zoma non è stato particolarmente complicato. Si è inserito molto bene, ha assorbito in fretta il calcio dei grandi e ha dimostrato subito le sue qualità.
Lo stesso vale per Doumbia: sono cresciuti insieme, hanno fatto tutto il settore giovanile all’AlbinoLeffe e ora stanno dimostrando grandi qualità. Doumbia, se rimane concentrato, può avere un futuro molto importante."
C’è un ex compagno che potrebbe dare ancora di più?
"Sono passati tantissimi ragazzi e ho incontrato molti profili di qualità. Alcuni hanno avuto l’opportunità di giocare in Serie B e in Serie A. Penso anche a Francesco Gelli: all’AlbinoLeffe è cresciuto molto, poi è arrivato in Serie A e ha dimostrato di avere qualità importanti. In generale l’AlbinoLeffe è un vero trampolino di lancio. Poi la Serie A e la Serie B sono mondi più complessi, dove oltre alla bravura serve una grande forza mentale. Pressioni che lì non ci sono, ed è per questo che l’ambiente è ideale per la crescita dei giovani."
Cosa stai facendo oggi e quali sono le tue ambizioni?
"Mi sono dedicato un po’ alla famiglia, perché negli ultimi anni siamo stati spesso lontani. Il calcio però resta centrale. Attualmente lavoro nel settore giovanile del Lione: faccio scouting e seguo alcune sedute di allenamento. È un’esperienza molto interessante.
L’obiettivo è restare nel mondo del calcio e trasmettere l’esperienza accumulata. Giocare fino a 42 anni non è da tutti e significa che qualcosa di buono l’ho fatto. Ora voglio condividerlo. Se sarà di nuovo in Italia, magari anche all’AlbinoLeffe, lo vedremo."