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Ds Renate: "Giovani in campo per merito. U23? Giocano nel deserto e con troppi stranieri"

di Valeria Debbia
Oscar Magoni

Oscar Magoni, direttore sportivo del Renate, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione di TMW Radio e iL61, offrendo uno sguardo approfondito sul calcio di Serie C, a partire dalla filosofia nerazzurra.

Direttore, come mi piace dire, la Serie C è il campionato delle grandi piazze ma è anche il mondo di società che fanno calcio con serietà, equilibrio, valorizzando il territorio e i giovani. Il Renate è sicuramente una di queste realtà. Prima di entrare nel vivo, ci racconti cos’è il calcio a Renate?

"Grazie per queste belle parole. Per fortuna che esistiamo anche noi in Lega Pro. Io sostengo da tempo che la Lega Pro è il campionato della meritocrazia. Grazie al lavoro, all’organizzazione, alla ricerca di giocatori giovani e talentuosi che hanno voglia di affermarsi e di fare calcio vero, con una società molto stabile, un grande presidente e un’organizzazione snella, siamo riusciti a rimanere per 16 anni in Lega Pro. Abbiamo avuto la capacità, la fortuna e la bravura – insieme a tutti gli allenatori che sono passati da qui – di valorizzare giocatori importanti: Di Gregorio, Turati e tanti altri che stanno giocando in Serie A o in B. Il nostro compito è svezzare questi ragazzi che spesso escono dalla Primavera e fanno il primo anno tra i professionisti. Dobbiamo continuamente scommettere sui giovani per fare il meglio possibile. Finora ci siamo riusciti, siamo stati anche fortunati e andiamo avanti con fiducia.
Quest’anno abbiamo anche questa bella esperienza in Coppa Italia: stiamo giocando la semifinale, un traguardo storico per la società, non eravamo mai arrivati così avanti. Abbiamo fatto 1-1 nella gara di andata a Latina, tra otto giorni c’è il ritorno. Abbiamo ancora le nostre chance, vogliamo provare a stupire anche noi stessi. In campionato stiamo andando abbastanza bene, in una posizione tranquilla, in linea con i programmi. Naturalmente, come tutti, vorremmo sempre di più: siamo ambiziosi e cerchiamo di proseguire il nostro percorso con entusiasmo, organizzazione e determinazione".

Hai detto una parola magica: “giovani”. Ti faccio due domande legate a questo tema. La prima: una delle grandi battaglie della gestione Marani – soprattutto nel suo secondo mandato – insieme a Gianfranco Zola, è rafforzare il binomio Serie C-giovani. Tu che vivi questa realtà ogni giorno, vedi risultati concreti sul campo? Cosa suggerirebbe la tua esperienza per favorire ulteriormente l’investimento sui giovani? La seconda: la presenza delle seconde squadre ha fatto sparire dalla Serie C tanti ragazzi di talento in prestito da Juventus, Inter, Milan, Atalanta.

"Bella domanda. Sulla prima: in Lega Pro ci sono 60 città diverse, con situazioni e pretese diverse. Ognuno fa il campionato con le possibilità che ha. Sabato andremo a giocare contro l’Union Brescia, che ha un potenziale tecnico, economico e una storia molto diversa dalla nostra. L’importante è farlo con sicurezza economica: troppe squadre sono andate per aria troppo presto, con penalizzazioni assurde prima di cominciare – stile Triestina – e questo non dà credibilità al campionato, anzi lo falsifica.
Detto questo, molte società come noi devono far giocare i giovani: è una filosofia, un po’ per scelta e un po’ perché la Lega dà contributi. Il mio consiglio è rivedere il sistema di contributi in modo che i giovani giochino per merito e non per “quota”. Quando giocavo io, i giovani giocavano perché erano bravi e la società ci credeva: bisognava fare plusvalenze valorizzando il prodotto. Oggi molti giocano in Lega Pro solo per fare quota e poi si perdono: ci sono ruoli intasati, un grande mercato fino ai 20-21 anni e poi a 23 sono quasi in esubero. Bisognerebbe incentivare in base a quanti under 21, 22 o 23 si fanno giocare davvero, non con minutaggi calcolati al bilancino (cambi all’88’ per far scattare i minuti…). Altrimenti crei solo illusioni e poi grandi delusioni: finito il periodo da “quota”, cosa resta al ragazzo?
Sul mercato tra B e A è tutto fermo per gli italiani: le rose sono piene, liste full, tanti in esubero che cercano squadra anche adesso".

Se mi permetti, sono sostenitore di un’altra tesi: bisognerebbe premiare le società che investono su strutture e allenatori per i giovani. L’idea è costruire in casa e dare spazio ai propri ragazzi, ma servono strutture e allenatori adeguati.

"Assolutamente sì, l’ho detto prima: va rivista la forma di incentivo. Aiutare le società va bene, ma in modo diverso, non con questo meccanismo. E non solo farli giocare, ma farli crescere davvero. Altrimenti, con i minutaggi contati al secondo, entri tre minuti all’89’ per far scattare il bonus… è un po’ triste".

E sulle seconde squadre?

"Le seconde squadre ormai ci sono, vanno bene. Contesto chi dice che “ci danno lustro”: abbiamo giocato contro la Juventus ad Alessandria, contro l’Inter a Monza in uno stadio deserto, contro l’Atalanta a Caravaggio… Non so fino a che punto sia un vantaggio. Sono squadre forti, alzano il livello, ma fatte anche di tanti stranieri: la valorizzazione degli italiani non c’è. Hanno fuori quota per bilanciare, ma poi capitava di giocare contro una Juventus con Soulé, Barrenechea, Nicolussi Caviglia… e la settimana dopo quegli stessi sono in panchina con la prima squadra. Il campionato ne risente.
Una per girone ci può stare, ma speriamo non ci sia un allargamento, altrimenti diventa limitativo. Il concetto delle seconde squadre è nato per aiutare la crescita dei talenti italiani, in un momento di crisi della Nazionale… poi la percentuale di stranieri è altissima. Se vogliamo lavorare sugli italiani, mettiamo un limite agli stranieri. Sono diventate una cassa per le prime squadre: formi, vendi plusvalenze all’estero e reinvesti. Va bene il gettone di presenza, ma una per girone penso sia sufficiente. La Lega Pro deve valorizzare i giovani italiani: ce ne sono tanti bravi, con voglia di emergere, anche in Serie D, ma è difficile trovare spazio perché il mercato è intasato".

Direttore, parlavi di un campionato sereno per il Renate… io direi qualcosina di più: nelle ultime 5 gare 3 vittorie e 2 pareggi, siete in zona playoff. Qual è la sfida sportiva di quest’anno?

"La sfida è andare in Serie B con la nostra filosofia. È il sogno di tutti, del presidente, nostro: lo lasciamo nel cassetto per ora. Sarebbe bello dimostrare che si può fare qualcosa di unico a questi livelli, tenendo i conti a posto, pagando regolarmente tutti – calciatori, fornitori, dipendenti – e salendo con i giovani. Nel frattempo dobbiamo mantenere la categoria: è un campionato molto equilibrato, ci vogliono salti mortali per rimanere competitivi e ce la stiamo mettendo tutta".

Nel girone c’è il Vicenza che sta facendo corsa solitaria. Ti ha sorpreso dopo due assalti falliti alla promozione?

"No, il Vicenza è una squadra forte, una città importante. Ha preso un direttore sportivo di categoria che la conosce bene, ha fatto risultati incredibili, un mister preparato e bravo – oltre che amico. Sta ottimizzando tutto. La sorpresa del girone è il Lecco, sta facendo tantissimi punti, è una squadra molto forte, non pensavo arrivasse così in alto. Complimenti al Lecco, al presidente, a Minadeo e allo staff. Il Brescia ha fatto una rivoluzione: cambio di proprietà, un presidente importante con cui ho lavorato due anni, società ambiziosa. Se non quest’anno, l’anno prossimo sarà da battere".

In chiusura, allargando la visione: quali progetti sportivi in giro per l’Italia ti hanno colpito di più in questo inizio di stagione?

"Lavoro in una società piccola, quindi guardo con simpatia realtà simili. Mi piace molto la Pianese: assomiglia un po’ al Renate, la seguo con affetto. È organizzata, fa buon calcio, ha buone strutture. Ho visto una bellissima partita tra Salernitana e Benevento: qualità altissima, grandi giocatori. Ma ci sono tante realtà virtuose che pagano gli stipendi regolarmente – ormai è una straordinarietà – e queste le apprezzo tantissimo. Ci sono tante società buone in Lega Pro che la fanno per merito".

Siamo in pieno mercato: il Renate aspetta qualcosa?

"Stiamo cercando di migliorare la squadra, di mettere a disposizione del mister Foschi qualcosina in più. Ci stiamo muovendo e cerchiamo di chiudere operazioni velocemente".


A TUTTA C con Luca Calamai. Ospite: Oscar Magoni, DS Renate
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