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Catania, Viali: "Non ho la presunzione di insegnare nulla in cinque giorni"

di Valeria Debbia
William Viali

William Viali debutterà domani sulla panchina del Catania, nel posticipo in casa contro il Casarano. Alla vigilia è quindi intervenuto in conferenza stampa: "Trovo una squadra dedita al lavoro, abituata al sacrificio durante gli allenamenti, curiosa nell’apprendere cose nuove: ottimo atteggiamento. Per il riempimento dell’area di rigore, al di là dei sistemi di gioco, è una questione di mentalità e occupazione degli spazi. Abbiamo tanti giocatori che possono essere decisivi negli ultimi 20 metri e abbiamo lavorato su questa situazione. Sarò molto attento per accelerare la conoscenza dei calciatori".

Sull'avversario e sulla sua punta di diamante, Cosimo Chiricò: "È chiaro che è importante sapere bene chi è l’avversario, cosa è abituato a fare e quali sono i punti di forza. Chiricò è un giocatore di qualità sopraffina, non solo per questa categoria: è molto importante. Dovremo essere bravi a limitare le loro qualità offensive e Chiricò è una delle loro armi principali".

Su Cicerelli e Forte: "Cicerelli tornerà sicuramente in lista, dovrà uscire un calciatore. Ho qualche idea, ma per correttezza non ho ancora affrontato l’argomento con l’interessato: lo comunicherò prima a lui. Per Forte non posso essere preciso: l’ultima visita è stata positiva, ma è corretto che l’argomento lo affronti la parte medica. Non si è ancora allenato con il gruppo, questo ve lo dico chiaramente".

Quindi la preparazione: "Abbiamo idee molto chiare. Se saranno corrette lo dirà la prestazione. Vorrei vedere domani una squadra che ricerca le richieste decise per questa partita, ma allo stesso tempo libera di esaltare le qualità del singolo. Non posso pretendere un cambiamento completo dopo cinque allenamenti: sono pochi. Le squadre stanno in ritiro 45 giorni nel precampionato per diventare squadra. Non ho la presunzione di insegnare nulla in cinque giorni, ma mi interessa che scendano in campo con idee chiare nella fase propositiva, in non possesso e nella gestione delle difficoltà. Non temo una squadra con le idee chiare: ha un’ottima fase offensiva, sa giocare in modi diversi. Dovrà essere pronta a leggere e cambiare per non subire l’avversario".

Ma che idea di Catania ci si potrà aspettare? "Abbiamo cominciato a provare cose leggermente diverse. Proveremo ad avere più palla possibile: si fa sprecando poco, giocando pulito tecnicamente e rubandola il prima possibile. Anche solo migliorare del 30-40% i dati rispetto a domani sarei soddisfatto. Il focus è il risultato: non vendiamo poesia, facciamo tutto in funzione del risultato. La gente viene allo stadio per curiosità del nuovo allenatore, moduli, tre o quattro, ma va a casa felice solo se il Catania vince".

Spazio anche al rapporto con lo spogliatoio: "Avevo un’idea da fuori, ma dovevo farmela da dentro. Per farla velocemente ho bisogno di feedback importanti da chi ha vissuto il gruppo: parte dirigenziale, staff rimasto, fisioterapisti, medici, tutti. Ho cercato di rubare da tutti, anche dai calciatori, per sentire le percezioni. Sono qui anche per imparare, non solo per insegnare".

Cinque giorni per tastare il polso dall’interno, ma la percezione dell’ambiente esterno? "Da parte mia c’è emozione: mi rendo conto che sto diventando allenatore e lo diventerò ufficialmente per la gente domani sera in una piazza speciale. Prima della partita ci sarà emozione e le emozioni sono determinanti nello sport: possono spostare le prestazioni. La percezione della città non l’ho ancora avuta: sono entrato alle 9 del mattino e uscito alle 19 per cinque sedute. Non mi sono reso conto del contesto, ma avrò modo più avanti".

Ma cosa ricerca Viali in un giocatore a livello umano? "Cerco emozione, sentimento, trasporto: è determinante. L’ho detto anche in presentazione: credo ciecamente nel trasporto e nelle emozioni. Fare una situazione tattica con partecipazione è positivo, ma con trasporto ed emozione cambia il risultato. Ci sono squadre inferiori che fanno cose eccezionali grazie all’alchimia del gruppo. Mi piace che i calciatori vivano questo sport non solo come lavoro (che toglie tanto dalla vita privata), ma con emozione: sono persone fortunate che fanno ciò che sognavano da bambini. Non puoi fartelo passare di fianco: devi viverlo".


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