Alcione Milano, Plescia: "Il gol al Vicenza un’emozione indescrivibile. Qui c’è una famiglia vera"
Certe vittorie non valgono solo tre punti. Restano, incidono, definiscono una stagione. L’Alcione Milano ha scritto una pagina speciale battendo il Vicenza, fin lì padrone incontrastato del campionato e sconfitto una sola volta: proprio dagli arancioni. La firma è quella di Vincenzo Plescia, entrato e decisivo, autore di un gol pesantissimo che ha fatto crollare l’imbattibilità biancorossa. Arrivato da poche settimane e già dentro il cuore del progetto, l’attaccante racconta emozioni, ambizioni e prospettive in esclusiva ai microfoni di TuttoC.com.
Partiamo dal tuo ingresso contro il Vicenza e dal gol decisivo. Che emozioni hai provato?
"Credo sia stata una delle emozioni più grandi che abbia vissuto a livello calcistico. Dopo aver segnato ho visto tutti i miei compagni alzarsi ed esultare in ogni parte del campo, lo staff in piedi, e soprattutto a fine gara il presidente con le lacrime agli occhi. È stato qualcosa di indescrivibile. Racchiude quello che siamo: una famiglia vera, un gruppo unito. Sono felicissimo per la vittoria della squadra e, ovviamente, anche per la soddisfazione personale."
Siete gli unici ad aver battuto il Vicenza. Come si ferma una squadra così?
"L’abbiamo preparata molto bene. Serve anche un pizzico di fortuna, ma il mister l’ha studiata nei minimi dettagli durante la settimana. Sapevamo come andarli a prendere. Inizialmente non volevamo dare punti di riferimento in attacco, visto che sono molto fisici. Poi, con il loro modo di attaccare un po’ sbilanciato, siamo riusciti a uscire ancora di più allo scoperto."
Hai giocato poche partite ma sembri già integrato nell’assetto tattico. Come ti stai trovando?
"Mi sto trovando benissimo. Mi piacciono molto il gioco e le idee del mister. Devo ancora entrare completamente nei meccanismi, sono qui da poco più di venti giorni e a Sorrento giocavamo in modo totalmente diverso. Però mi sto ambientando meglio di quanto mi aspettassi. Ho fatto due partite da titolare e due da subentrato: sono soddisfatto di questo inizio."
L’Alcione è una piazza ambiziosa ma contenuta. Vedi analogie con il Renate?
"Sì, soprattutto nell’organizzazione, che non è mai scontata. Ho quasi dieci anni di professionismo e so come funziona questo mondo. Qui ho trovato organizzazione, serietà e solidità. Parlo di società, staff, di tutto l’ambiente: sono aspetti che accomunano le due realtà."
Siete quinti e a un punto dal quarto posto. Dove può arrivare l’Alcione?
"Da quando sono arrivato meritavamo anche qualche punto in più, ma alla fine del campionato i punti sono quelli che contano. Siamo quinti a un punto dal Trento e questo ci dà grande motivazione: vincendo possiamo scavalcarli. L’obiettivo è chiudere tra le prime quattro o cinque, poi vedremo fin dove potremo spingerci."
Squadra giovane e playoff: può essere un vantaggio?
"Il calcio insegna che ai playoff va avanti chi arriva meglio, non chi è più forte. Siamo una squadra giovane, con idee chiare dettate dall’allenatore e dalla società. Con la giusta mentalità, unendo l’esperienza dei più grandi alla spensieratezza e alla quantità dei giovani, possiamo fare molto bene."
Hai giocato sia al Nord che al Sud. Che differenze noti tra i gironi?
"Nel girone C c’è molto più coinvolgimento delle tifoserie. Penso a piazze come Benevento, Salernitana, Catania, Crotone: hanno un seguito importante. Nel girone A questo aspetto un po’ manca, a parte Vicenza e poche altre. A livello tecnico, invece, nel girone A vedo più equilibrio; nel C ci sono quattro o cinque squadre che sembrano quasi una Serie B, con giocatori scesi di categoria. Molto dipende dalle disponibilità economiche e dal contesto societario."
Sul tuo futuro all’Alcione ci sono le basi per costruire qualcosa di duraturo?
"Ho firmato a dicembre con un’opzione che l’Alcione potrà esercitare. Io qui mi sto trovando davvero bene e spero di restare, ma dipenderà da me, dalla società e da come finirà la stagione. È raro trovare realtà piccole che diventano grandi per organizzazione e struttura: qui c’è qualcosa di solido."
Obiettivi personali per il finale di stagione?
"Come tutti gli attaccanti, punto alla doppia cifra. Sono a quattro gol, ma avvicinarmi ai dieci sarebbe importante. Però la priorità è fare strada nei playoff: sono una vetrina fondamentale."
Guardando più avanti, la Serie B è un sogno possibile?
"La carriera di un calciatore può cambiare in tre o quattro mesi, soprattutto per un attaccante. È chiaro che con l’età diventa più difficile salire di categoria, ma non mi pongo limiti. Non sto parlando di Serie A, però la B sì: vorrei farla e rimane un mio obiettivo."