Scafatese, Maggio: "Qui basi solide per crescere ancora, Scafati non è Siracusa"
Per vincere servono uomini prima ancora che giocatori. Profili riconoscibili, quasi inevitabili, che della vittoria hanno fatto una vera e propria ragione di vita. Sono gli attaccanti che accendono l’entusiasmo, che fanno brillare gli occhi ai più piccoli e che, alla lunga, finiscono per cucirti addosso una maglia come una seconda pelle. Basta chiedere a Domenico Maggio cosa significhi segnare, trascinare e vincere. Capocannoniere e leader offensivo di una Scafatese dominante, capace di imporsi e conquistare un campionato vissuto sempre in testa, fino a spalancare le porte di quel professionismo inseguito e finalmente raggiunto. Un percorso che si inserisce in una traiettoria più ampia, quella di un attaccante che negli ultimi anni ha costruito il proprio nome a suon di gol e successi. Indimenticabile il biennio a Siracusa, intenso e ricco di soddisfazioni, in cui Maggio ha confermato la propria natura: decisivo, continuo, determinante. Con Domenico Maggio, attaccante della Scafatese, ai microfoni di TuttoC, ripercorriamo l’ultimo triennio di un centravanti senza tempo, capace di lasciare il segno in ogni piazza attraversata.
Come descrivi la vittoria del campionato con la Scafatese?
"Io personalmente sono strafelice, perché venire in una società così importante, con un presidente tanto ambizioso, significava inseguire un sogno che coltivavo già da due o tre anni. Ricordo ancora il primo giorno, quando mi disse chiaramente che mi aveva preso per vincere: non è mai facile riuscirci, ma è un’emozione unica. Vincere con sei giornate di anticipo e ottenere 29 risultati utili consecutivi è qualcosa di straordinario. Tutto questo è frutto di tanto lavoro e di una grande organizzazione: la società ci è sempre stata vicina, non ci ha mai fatto mancare nulla e, insieme al direttore Fusco, ha fatto tutte le scelte giuste. Così per noi è stato più semplice raggiungere questo obiettivo, anche se dietro c’è un lavoro enorme iniziato già dal 20 luglio."
Quanto è stato importante confermarti in un girone difficile come il G?
"È stato importantissimo, perché come sai bene anche tu, vincere è difficile ma confermarsi lo è ancora di più. Venivo da una stagione importante a Siracusa e arrivare qui con l’obbligo di vincere non era semplice, anche perché il presidente è una persona travolgente, capace di trascinarti e farti vivere un sogno. E questo sogno, alla fine, lo abbiamo realizzato. Sono felice soprattutto per lui, per la sua famiglia e per tutta la città di Scafati. Dal punto di vista personale posso dire solo che lavoro tanto, mi metto sempre a disposizione del gruppo e cerco di dare il massimo: il segreto è proprio questo, lavorare ogni giorno senza abbassare mai la guardia e cercare sempre di migliorarsi."
Che emozione è stata tornare a Siracusa?
"Sono tornato per Pasqua, per trascorrere qualche giorno sereno con la mia famiglia, e ho colto l’occasione per vedere la partita. L’accoglienza è stata magica. In due anni lì ho vissuto qualcosa di speciale: 38 gol, una finale play-off vinta a Reggio Calabria e poi il campionato l’anno successivo. Siracusa è una piazza che vive di calcio in maniera totale, dai bambini fino alle persone più anziane. Tornarci è stato emozionante, ho riassaporato anche un po’ di clima da Lega Pro e spero davvero che possa essere di buon auspicio per loro."
Ti aspettavi le difficoltà recenti del Siracusa?
"Mi dispiace tantissimo, perché a Siracusa ho legato con tutti: con i tifosi, con i bambini, con le famiglie, con le persone anziane. So quanto quella gente ami la squadra e la città. Non me lo aspettavo, soprattutto da parte del presidente Ricci: è stata una sorpresa negativa, perché conosco l’ambiente e so quanto meriti stabilità e soddisfazioni."
Che impatto ha avuto Turati nel tuo percorso?
"Per me Turati è l’allenatore più forte che abbia mai avuto. Anche a 34 anni è riuscito a migliorarmi tantissimo. Se avesse i punti che gli sono stati tolti, secondo me si salverebbe anche in una situazione così complicata, dove a volte mancano persino le risorse per affrontare le trasferte. È un tecnico fondamentale, con una fame incredibile. Sono sicuro che farà strada, non so dove arriverà ma arriverà in alto. Ha una voglia continua di migliorarsi e un’idea di calcio moderna, fatta di intensità, uomo contro uomo e ritmi sempre alti. Ti porta a crescere ogni giorno."
Quanto ha inciso la costruzione del gruppo a Scafati?
"I meriti vanno al direttore Fusco e alla società. Hanno scelto di mantenere una base di giocatori che avevano già giocato e vinto insieme, inserendo poi elementi che già si conoscevano. Questo ha reso tutto più semplice: trovare le giocate, creare affiatamento, costruire un gruppo solido. Quando c’è questa continuità, tutto diventa più naturale."
Avete vissuto momenti di difficoltà durante la stagione?
"Se devo essere sincero, no. Dalla prima giornata abbiamo sempre fatto bene e mantenuto il controllo del campionato. L’unico piccolo momento di adattamento è stato nel cambio allenatore, perché inevitabilmente arrivano idee nuove e serve un po’ di tempo. Ma siamo professionisti, ci siamo messi subito a disposizione e abbiamo continuato a lavorare. Non abbiamo mai dato la sensazione di poter perdere il comando."
Come valuti il livello delle altre squadre del girone?
"Il Trastevere è una squadra forte, ma mi aspettavo qualcosa in più anche da altre realtà attrezzate. Alcune ci hanno messo in difficoltà, soprattutto all’andata: ricordo una partita in cui, nonostante il 4-1 finale, nel primo tempo abbiamo sofferto molto. Poi però, nel corso della stagione, abbiamo dimostrato di avere qualcosa in più rispetto a tutti."
Come avete gestito la pressione delle ambizioni del presidente?
"Il presidente è un imprenditore che punta sempre al massimo. Le sue parole hanno portato pressione, è inevitabile, ma allo stesso tempo ci hanno dato una carica incredibile. È una persona che vive di sogni e riesce a trasmettere energia a tutta la squadra. Non lo dico per circostanza: è davvero una persona che merita tanto, perché dà tantissimo ogni giorno. Se riesci a stare al suo passo, può portarti molto lontano."
Abbiamo avuto esempi negativi di squadre, come Siracusa e Trapani, che dopo grandi vittorie in D, arrivate in C non hanno retto a lungo. A tuo avviso la Scafatese è pronta per il professionismo?
"Per quello che ho visto quest’anno, per me la Scafatese è già una realtà professionistica. Non manca nulla: dallo staff medico ai dettagli nella preparazione, fino alla cura del giocatore anche dal punto di vista nutrizionale. Il presidente ha dimostrato di voler investire davvero sulla squadra, dentro e fuori dal campo. Ha una visione ambiziosa e concreta: non è un sognatore senza basi, ma una persona con strutture solide alle spalle. Sono convinto che nei prossimi anni potrà puntare ancora più in alto."