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INTERVISTA TC - Ghirelli: "Campionato doloroso, chiediamo scusa"

di Sebastian Donzella

Prima direttore generale, poi segretario generale e, tra una settimana, Presidente. Francesco Ghirelli, il 6 novembre, verrà eletto numero uno della Lega Pro. Unico candidato, sostituirà Gabriele Gravina alla guida della Serie C, in un momento delicatissimo per il calcio italiano. TuttoC.com lo ha intervistato in esclusiva.

Candidatura unica.
"Carica di maggiore responsabilità il candidato, perché lo obbliga a raccogliere il massimo dei consensi. Questa, però, è una scelta che va oltre la questione Ghirelli: la Lega Pro vuole mandare un segnale di unità, forza e compattezza in un momento particolare per il nostro calcio. E questo mi carica di una responsabilità enorme. Bisognerà rispondere a questo segnale molto profondo, alle richieste di riforme, di risorse e di identità lanciate da questa Lega".

Candidatura unica in una Lega che conta società da Bolzano a Lentini, società da 20mila e da 200 spettatori.
"La difficoltà di governo di Lega Pro è la sua stessa bellezza. La difficoltà di tenere insieme piccole realtà e grandi città, con dimensioni e forze economiche completamente diverse, la bellezza di un Paese straordinario come l'Italia, basato sui Comuni. Chi governerà la Lega Pro deve sapere che non è un percorso facile e che dovrà passare sotto le forche caudine: senza spaventarsi ma consapevole che ciò lo aiuterà nel suo governo. Le contraddizioni sono una delle caratteristiche di un Paese così lungo e stretto, con culture e situazioni economiche diverse. Se, partendo da un mosaico, si riesce a costruire una realtà unitaria, capace di sapere che le differenze sono la vera ricchezza, allora la Lega può camminare in maniera molto decisa in avanti. 
Non mi spaventa il fatto che in passato ci sia stata una diversificazione dei dibattiti, anche in maniera molto aspra. Perché dalle tante candidature nel passato si è arrivati a guidare unitariamente la Serie C". 

Vicepresidenti designati: iniziamo, cavallerescamente, dall'attrice Cristiana Capotondi, una scelta sorprendente.
"Una scelta che nasce da molto lontano: quando, con Gravina, si rifletteva su una presenza femminile nel Consiglio Federale, entrambi pensavamo a lei. Esattamente per i motivi che l'hanno portata a questa candidatura: è una ragazza entusiasta del calcio, entusiasta di impegnarsi, entusiasta di mettersi alla prova dal punto di vista dei media, dei social, della digitalizzazione, della formazione dei giovani. Questi punti sono centrali nella mission della Lega Pro. E lei, con la sua semplicità, la sua capacità di parlare in maniera rapida e diretta all'esterno, sempre con grande professionalità, è proprio ciò di cui abbiamo bisogno. E poi gioca a pallone e in campo è pure brava tecnicamente".

Passiamo all'avvocato Jacopo Tognon, membro del TAS, prestigioso Tribunale Arbitrale dello Sport.
"È un professionista di grandi qualità, ce ne accorgeremo presto, con una grande credibilità in Europa e in Italia dal punto di vista del diritto sportivo. Sarà un perno non solo della Lega Pro ma dell'intero sistema: lo mettiamo a disposizione per la riforma del calcio italiano. Non è un caso che, quando il pallone nostrano è in difficoltà, vengono chiamati a presiederlo uomini della Lega Pro: è successo con Franchi, con Abete e, adesso, con Gravina. Ci auguriamo che Tognon, quindi, sarà una delle punte avanzate della Lega Pro e del calcio in generale, per ritrovare credibilità e certezze, senza più essere esposti alle incursioni esterne, costruendo un sistema di giusitzia sportiva in cui tutti risponderanno a quello che è l'interesse generale e non ai potentati".

Trentotto anni lei, quarantasei lui. Giovani, visto il ruolo che andranno a ricoprire.
"Ho lavorato sempre con giovani e donne e mi hanno sempre trasmesso curiosità e voglia di andare avanti. La strada da seguire è quella di dar spazio ai giovani ma bisogna farlo concretamente, non solo con le parole. Io voglio esserci per un tratto, poi toccherà alle nuove leve e alla gioventù portare avanti il tutto".

Note dolenti: 29 ottobre e, ancora, non sappiamo con certezza quante e quali squadre sono in B e in C.
"Penso che questa vicenda vada chiusa rapidamente. Mi auguro sia possibile voltare subito pagina pensando alle riforme. Altrimenti la Svezia diventa un ricordo lontano, altrimenti la giustizia sportiva non la cambiamo, altrimenti le risorse per la Lega Pro non le troviamo. C'è una riflessione amara da fare: la vicenda dei ripescaggi ha avuto origine da un errore avvenuto a metà agosto, seguito da un aggrovigliarsi di avvenimenti nella giustizia sportiva-amministrativa che hanno fatto perdere la tramontana, con sentenze anche opposte tra loro che hanno disorientato tutti. Come ha detto il presidente della FIFA Infantino bisogna riportare tutto il processo all'interno del sistema endo-federale.
Gravina adesso può rimettere tutti intorno a un tavolo per provare a ricostruire rapporti personali tra dirigenti incrinati in queste settimane. È evidente che si è esagerato da più parti. Ma il lascito più grave, del quale sento la pesantezza, è aver spezzato la speranza di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, tifosi e tifose. E l'abbiamo fatto proprio noi che che cerchiamo credibilità e passione. A tutte queste persone dobbiamo chiedere scusa, chiedere scusa, chiedere scusa. Ma non basta: con tutte loro dobbiamo ricominciare insieme un nuovo percorso".

Tra le note dolenti è dolentissima quella della Virtus Entella.
"Credo sia la situazione di maggiore sofferenza che ci possa essere. Ha subito un torto inenarrabile. Ma non sarebbe giusto ignorare anche le altre squadre, tradirei i grossi sforzi di tutti i club che hanno cercato di salire in B. Nel Giro d'Italia, prima dell'ultima tappa, tutti i corridori conoscono le regole e sanno cosa servirà per ottenere la maglia rosa. Qui, invece, all'ultima tappa le regole sono cambiate, hanno strappato la maglia di dosso ai concorrenti".

Altra nota dolente: Cuneo, Pro Piacenza, Reggina, stipendi o contributi non pagati. E poi le solite, tantissime, penalizzazioni per i ritardi nella consegna delle documentazioni in estate.
"Bisogna ragionare su come evitare queste situazioni: dal prossimo campionato servono regole certe, non più questa miriade di passaggi che porta a questi risultati. Serve una verifica molto più rapida, che deve terminare entro giugno o giù di lì, senza più concedere deroghe. E dobbiamo sapere che questo sarà un campionato molto sofferto e doloroso, inutile raccontarsi frottole. Sono venuti al pettine tanti nodi, molti inestricabili e da tagliare: mi auguro solo che le sorprese negative finiscano il prima possibile. Per fortuna a capo della FIGC adesso c'è Gravina che conosce tutti questi temi e in lui troveremo una sponda credibile".

A proposito di Gravina: che rapporto avrete adesso?
"Non gli chiederemo mai nulla e non lo tireremo mai per la giacchetta se non per chiedere il rispetto di ciò che spetta alla Serie C. E su questo non concederemo nulla. Credo sia il miglior atteggiamento per far sì che un rapporto di amicizia diventi importante per la riforma del sistema".

Format Serie C: sarà ancora a 60 squadre?
"Siamo la Lega dei comuni, di un territorio eccezionale, contraddittorio, popolare, bellissimo. Con questo governo sportivo e con questo governo nazionale, e mi riferisco a Gravina e al sottosegretario Giorgetti, il semiprofessionismo potrà diventare realtà. Con un cambio radicale in questa direzione si possa mantenere i connotati avuti fin qui dalla Lega".

Gravina ha ottenuto il 97,2% delle preferenze da candidato unico. Ghirelli punta al 100%?
"Sarei sciocco a dire che non mi piacerebbe un risultato del genere, il cuore spinge in quella direzione come è normale che sia. Però sarei molto più contento se tra pochissimi anni, al termine del transito di Ghirelli, presidenti, dirigenti tutta la gente di Serie C si ritrovi qualche metro avanti nella strada delle certezze. Magari dicendo che Ghirelli era una brava persona".


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