Vicenza e Arezzo di corto muso verso la Serie B. Corini fa poker, la domanda da un milione di dollari. Agonia Trapani: il triste record di Antonini
La marcia inarrestabile del Vicenza non conosce ostacoli, soprattutto in casa dove è arrivata l’undicesima vittoria in altrettante partite giocate al Menti e la settima consecutiva di misura. Colpisce la concretezza estrema della squadra di Gallo, ormai un vero specialista fin troppo sottovalutato e avviato a grandi passi verso la seconda promozione di fila dopo quella quasi a fari spenti ottenuta qualche mese fa alla guida della Virtus Entella.
Va da sè che questa avrebbe un sapore diverso perché fin dall’estate tutti erano concordi nel ritenere i biancorossi come i favoriti indiscussi e si quanto sia difficile rispettare il pronostico, dovendo convivere con l’ingombrante peso delle aspettative. Undici punti di vantaggio a gennaio sono un margine rassicurante, la B può sfuggire solo con un clamoroso harakiri, anche se il recente rendimento del Brescia impone di non abbassare il ritmo per evitare spiacevoli sorprese. E dopo le delusioni degli ultimi anni è normale guardare alla per ora remota ipotesi playoff con giustificato terrore.
Da quattro giornate è cominciato un altro campionato per le Rondinelle e molti si pongono la domanda da un milione di dollari: con Corini in panchina da luglio al posto di Diana, adesso il distacco sarebbe stato lo stesso? Una risposta attendibile al quesito non c’è, anche perché da sempre il calcio è materia indecifrabile, la controprova non esiste e le facili conclusioni sono puntualmente smentite dai fatti. Va comunque sottolineato il grande impatto, tutt’altro che scontato, avuto dal tecnico nella terza esperienza bresciana.
Tre indizi fanno una prova: il Ravenna si è inceppato. Il titolo di campione d’inverno del girone B è già un ricordo sbiadito, cancellato dall’andamento a singhiozzi in questo inizio di 2026. Ora la vetta della classifica dista quattro lunghezze e l’Arezzo pare aver cambiato passo, in parte anche grazie agli acquisti mirati perfezionati in maniera tempestiva: Bucchi può già contare su elementi pronti e infatti non ha esitato a gettarli nella mischia, con risultati incoraggianti. Lo stesso non può dirsi per Marchionni, nonostante i progressi di Viola tra i migliori nel derby pareggiato col Forlì.
La corsa per il primato è ancora apertissima, ma il gap in termini di profondità della rosa e la solidità del progetto amaranto potrebbe pesare: un anno di anticipo nella programmazione fa tutta la differenza del mondo. Del resto non va dimenticato che il club romagnolo, per quanto molto ambizioso e ben strutturato, fino a sei mesi fa era in Serie D e probabilmente si è già spinto oltre palesando qualche limite congenito con l’esuberanza tipica di chi arriva dalla categoria inferiore.
Se negli altri due raggruppamenti i rapporti di forza cominciano a delinearsi, in quello meridionale domina l’incertezza. La giornata appena andata in archivio, nella quale si sono affrontate cinque delle prime sei, è stata la plastica dimostrazione dell’equilibrio dominante. Il Catania fa valere il fattore Massimino (10 successi e un pareggio), agganciando al comando il Benevento, stoppato dall’outsider Casertana. La Salernitana si fa stoppare dal Cosenza, sprecando un’altra occasione per accorciare.
Chi da tempo ha detto addio ai sogni di gloria è invece il Trapani, sprofondato in zona retrocessione per le vicende extra-campo e destinato a una lenta e dolorosa agonia verso gli inferi. Il vulcanico presidente Antonini rischia di passare alla storia, non per meriti sportivi ma per un triste record qualora la situazione già di per sé critica dovesse precipitare: essere escluso da due campionati nella stessa stagione.