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Siena, Catania, Potenza e non solo: quanti club in cerca di futuro. Dal credito d’imposta alle scommesse: la politica non faccia finta di nulla. Reggiana-Bari, che sia l’ultima senza tifosi

di Ivan Cardia

A Siena il futuro della Robur finisce in consiglio comunale. Anche perché nessuno ci ha capito niente.

Punto interrogativo a Catania, mentre a Potenza il titolo del club è già nelle mani della Regione. Dalla B arriva il Livorno, da tempo in odore (piuttosto forte) di cessione societaria, e in Toscana c’è anche l’Arezzo a molto vicino al passaggio di quote. Geografia sparsa dell’Italia calcistica di Serie C, che mentre s’avvicina la nuova stagione non sa come andrà a iniziare, più che a finire.

Sono piccole istantanee, senza voler eccedere nel pessimismo, di incerta. Che non si vive solo in queste piazze, ma un po’ dovunque, salvo poche eccezioni. Il quadro è variegato: in qualche caso i problemi del presente si sono sommati a quelli del passato, in altre situazioni davvero la crisi sanitaria ha avuto l’effetto di un fulmine a ciel sereno. Il tratto comune è che per ora vi raccontiamo voci, sussurri, indiscrezioni. Ma non sappiamo dirvi quante squadre si iscriveranno al prossimo campionato. E gli aiuti languono: le parti politiche più attente alle esigenze dello sport chiedono il credito d’imposta sulle sponsorizzazioni, per ora qualche promessa e poco altro. E non ci addentriamo nel delicato tema delle scommesse. Anzi sì, seppur “di lato”.

In settimana, come sapete, i colleghi de La Repubblica hanno lanciato una potenziale bomba. Un nuovo caso calcioscommesse, con tanto di coinvolgimento di un arbitro. Di partite con un direttore di gara infortunato, per la cronaca, ce n’è stata solo una nel 2020. Vedremo come andrà a finire, quel che qui interessa è evidenziare che i problemi ci sono e purtroppo ci saranno sempre. Che, fuori dal calcio, le istituzioni lanciano costanti allarmi sui rischi di infiltrazioni illegali nel quadro delle difficoltà economiche del Paese. E che questi rischi ci saranno anche nel pallone, nella situazione di incertezza di cui sopra. È questo un motivo in più per cui la politica non può far finta di nulla e buttare la polvere sotto il tappeto, ma anzi aiutare quanto più possibile il mondo del calcio. Chi scrive non è un appassionato né un praticante delle sale da gioco, ma ci sono scommesse e scommesse. Il problema sono quelle illegali, o quelle combinate (contro le quali, va detto, gli sforzi di Lega Pro e FIGC ci sono e sono encomiabili). Non la pubblicità di quelle legali.

Chiudiamo con la solita nota positiva. Il campo che finalmente tornerà a dare un verdetto. Reggiana-Bari che per tante ragioni era forse la miglior finale possibile, quella tra chi comunque, a prescindere da come la si pensi e sia pensata, ha sempre sostenuto di voler tornare a giocare. Niente pronostici, solo che vinca il migliore. E l’augurio che sia l’ultima partita senza tifosi, virus permettendo. In questa estate si può andare a ballare ma non si può andare allo stadio: è un controsenso, e a settembre sarà indispensabile poter rivedere gli spettatori sugli spalti. È questione di sopravvivenza.