Nuova riforma, vecchie idee. Perché c’entra la Nazionale
Il tavolo delle riforme tenuto in settimana è stato descritto dai partecipanti, nel migliore dei casi, interlocutorio. Di Serie C si è parlato molto, ma non in modo troppo concreta. È uscita dall’agenda - quantomeno, l’altro giorno in Figc non se n’è parlato - l’idea di trasformare la terza serie in un campionato dilettantistico: al netto del fatto che servirebbe un intervento politico (e in questo momento la politica a tutto pensa tranne che fare qualcosa per il calcio), è impossibile convincere allenatori e calciatori. Meglio così, forse.
Gira e rigira, alla fine si arriva sempre allo stesso punto: ridurre il numero di squadre professionistiche, e nello specifico tagliare quelle che militane. Che, intendiamoci, può essere anche una necessità, però non è di sicuro l’unica questione da risolvere. E, soprattutto, va fatta per bene nel caso. Pare abbastanza quotata - a oggi non concreta, chiariamo - l’ipotesi di arrivarci tramite il blocco dei ripescaggi. Anche qui: può servire, però il “raffreddamento” del sistema non può essere affidato a un criterio casuale. Al momento, l’impressone è che, più che di proposte, si tratti di soluzioni prospettate per dare l’impressione che a qualcosa si stia pesando.
In tutto ciò, a breve l’Italia si giocherà la qualificazione ai Mondiali. Speriamo di andarci, c’entra a suo modo anche la Serie C: che lo si voglia ammettere o meno, l’attuale corso federale è tutto appeso alla qualificazione. Se non arriverà, ecco l’asteroide che travolge tutti. Se arriverà, come ci auguriamo, speriamo non sia l’occasione per pensare che, alla fine, tutto va bene com’è.