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Falkland, Reagan, URSS e Pertini: l'autoesonero storico di Fresco da mister della Virtus Verona

di Sebastian Donzella

Il 4 marzo appena terminato è stato un giorno storico per il calcio italiano. Si è interrotto, infatti, il più lungo regno su una panchina di calcio italiana. Luigi Fresco ha rassegnato le dimissioni da tecnico della Virtus Verona. In realtà, si è trattato di un autoesonero, dal momento che lo stesso Fresco ricopre, sempre dal 1982, l'incarico di presidente del club rossoblù. Dopo 44 anni, insomma, il Ferguson d'Italia ha deciso di passare la mano. Solo in parte, a onor del vero. Perché non solo rimarrà come patron e manager ma sarà anche il nuovo viceallenatore del club. 

Uno scambio di ruoli, insomma, col suo vice dell'ultimo lustro, Tommaso Chiecchi. C'è chi pensa che il margine di manovra di quest'ultimo sarà ridotto, vista la presenza, comunque importante, del patron sulla stessa panchina. Ma c'è chi è pronto a scommettere che Chiecchi avrà davvero carta bianca, per provare a sovvertire un trend negativo che ha portato i veneti in una brutta situazione di classifica, con un playout che addirittura non si disputerebbe, visto il -11 dalla Dolomiti Bellunesi.

In ogni caso, a prescindere da come andrà, resta il fatto che Fresco non è più l'allenatore. Lo stesso Fresco che, per intenderci, era già in carica quando Bearzot, Zoff, Tardelli e compagni, insieme al presidente Pertini, alzarono al cielo la coppa del mondo. Era in carica da un paio di mesi quando Gilles Villeneuve tragicamente morì in pista e quando gli argentini occuparono le Falkland. È suggestivo pensare che divenne allenatore con Reagan presidente degli Stati Uniti e Breznev a capo dell'Unione Sovietica. E fa venire ancora più i brividi scoprire che, nella linea del tempo, il debutto di Fresco in panchina sia più vicino alla seconda guerra mondiale che ad oggi.