A volte ritornano: Catania, occhio di chi ti fidi. Bari e i fantasmi del non c’è due senza tre
Il campo racconta che il Catania di Baldini continua a essere un miracolo ambulante. Smaltita qualche difficoltà, gli etnei mettono in fila due vittorie consecutive e tornano a guardare più da vicino le soglie dei playoff, mentre nel girone C sembra essersi creata la prima vera spaccatura fra chi rischia i playoff e chi dovrebbe evitarli. Gli spareggi per i rossazzurri sono i lontani, ma la tranquilla posizione in graduatoria sin qui guadagnata è un piccolo grande capolavoro, se si considera il contesto.
Se sul manto erboso i siciliani hanno re-ingranato la marcia giusta, è fuori dal campo che i tifosi aspettano novità. Deserta l’asta dell’11 febbraio, è attesa per quella del 4 marzo. Nel frattempo, sul Catania e a Catania si addensano nomi e nuvole. Nel weekend, avvistato al Massimino l’imprenditore romano Benedetto Mancini, col consueto carico di promesse e buoni auspici. Gli stessi, va detto, che non molti mesi fa si era portato dietro a Rieti. Prima ancora a Latina, in una vicenda nella quale assicurò di essere stato “truffato” ma sulla quale i pm dell’epoca avevano visioni leggermente differenti. Prima e dopo, Catanzaro e Palermo, ma anche Varese, Siena, Taranto. Più di recente, persino le comunali di Roma nell’enigmatica lista del tribuno Michetti.
Il calcio italiano, specie quando si scende di categoria, è fatto così. Più l’odore del fallimento si fa forte, più spuntano - o meglio rispuntano - fuori personaggi probabili in misura variabile. La fauna è variegata: ci sono per esempio quelli da operetta, stile signor Monzi/Nuccilli di cui abbiamo a più riprese parlato. E poi c’è chi non arriva diritto da una farsa, ma sul quale non per questo ci metteremmo la mano sul fuoco. Come sempre, non siamo giudici: non possiamo dire con certezza se il signor Mancini abbia buone o cattive intenzioni. Se voglia risollevare le sorti di uno dei club più gloriosi del nostro calcio o se voglia per esempio raschiare il fondo del barile. Può essere, lo augureremmo al Catania e a Catania, l’occasione di ripartire dopo mesi bui e tanti errori, il più grave dei quali aver fatto scappare uno come Joe Tacopina. I precedenti, però, dicono che non è la prima volta che si presenta in una situazione di dissesto. E che quasi mai è andata bene.
Non sta proseguendo bene, per cambiare piazza, il campionato del Bari. In pochi giorni i biancorossi hanno sperperato un vantaggio considerevole sulle inseguitrici. Complice il fatto che queste ultime, il Catanzaro soprattutto, abbiano approfittato di gennaio per rinforzarsi e anche in maniera sostanziosa. Intendiamoci: il campionato non era vinto prima. E non è perso adesso. Anzi: lì davanti c’è pur sempre il Bari. Di queste due cose, però, la sensazione è che se ne debbano rendere conto - se vogliono chiudere primi a fine stagione - soprattutto i Galletti. Il momento è delicato, il calo fisico è evidente e quello mentale è testimoniato da alcune situazioni delicate gestite così così nelle ultime settimane, a partire dell'infortunio di Botta non adeguatamente sostituito sul mercato. Non hanno aiutato, è quasi superfluo evidenziarlo. Non sarebbe neanche la prima volta che un buon allenatore come Mignani si complica nel girone di ritorno quanto di buono fatto in quello di andata. Più di tutti, però, a Bari avrebbero da scacciare i fantasmi delle stagioni passate. Perché ci può essere due senza tre, ma bisogna convincersene. E più del Catanzaro, o dell’Avellino, in questo momento sembra che il principale avversario del Bari sia il Bari.