Salerno in attesa della svolta societaria. Iervolino, dalle promesse alla doppia retrocessione
Scindere il discorso tecnico da quello societario non è semplice, soprattutto in questo momento così decisivo per il futuro della Salernitana. Tuttavia proveremo a fare ordine affrontando in modo obiettivo entrambe le questioni. Partiamo ovviamente dal possibile addio di Danilo Iervolino. La nostra redazione ha preferito trattare l’argomento in maniera vaga, data la delicatezza dell’argomento. Ora, però, le notizie sono concrete, reali e verificate e ci si può sbilanciare. E la situazione è quella descritta ieri e oggi: se Rufini e il suo gruppo imprenditoriale rispetteranno le scadenze imposte dalla FIGC per il versamento della fideiussione da 6 milioni di euro ci sarà la fatidica fumata bianca. L'eventuale addio di Iervolino non può sorprendere nessuno. Era sin troppo chiaro che il patron avesse perso prematuramente entusiasmo, con risvolti sportivi disastrosi e un progressivo ridimensionamento degli investimenti. Al tifoso interessano i risultati e, sotto questo punto di vista, il bilancio non può che essere fallimentare: retrocessione dalla A alla B a suon di record negativi, retrocessione dalla B alla C nonostante la possibilità di investire i 25 milioni di euro del paracadute, terzo posto in C a -19 dalla vetta, un distacco abissale che certifica anche la bocciatura del direttore sportivo Daniele Faggiano che, a questo punto, quasi certamente non farà parte del club la prossima stagione.
Se aggiungiamo i tantissimi esoneri, il via-vai di dirigenti, il rapporto turbolento con la piazza e con la stampa locale e le promesse non mantenute possiamo dire che forse una svolta era davvero necessaria pur riconoscendo che avere alle spalle un proprietario facoltoso costituiva per la città di Salerno una garanzia a prescindere dalla gestione calcistica del club. Ma ormai lo strappo con la tifoseria era insanabile e fare un passo indietro è sinonimo di intelligenza e consapevolezza. Iervolino nella vita imprenditoriale ha dimostrato tantissimo, ma il calcio è azienda atipica e un flop ci può stare. L’importante è lasciare tutto nelle mani di una persona magari meno ricca, ma che possa garantire quantomeno la B e che tocchi le corde del cuore parlando della Salernitana come una famiglia e non come un bilancio da salvaguardare.
Quanto all'aspetto tecnico e alla vittoria di ieri, senza dubbio non è migliorato molto sul piano del gioco. Anzi, nel primo tempo si è vista una squadra senza idee, che fatica tremendamente a calciare in porta e che l’ha sbloccata a inizio ripresa soltanto su un erroraccio della retroguardia di casa. Tuttavia bisogna riconoscere che Cosmi, in due settimane, ha affrontato Catania, Casertana e Crotone, battendo il Latina in 9 contro 11. Non un avvio facilissimo. E convivere con problematiche come le tensioni all’interno dello spogliatoio, le frizioni con la piazza e il possibile addio del patron che lo ha scelto assieme al ds è ulteriore ostacolo. Il calendario non è alleato dei granata, ma battere l’Altamura consentirebbe di blindare il terzo posto e di mettere un minimo di fiato sul collo a un Catania che ha battuto proprio l’Altamura con alcuni episodi che la squadra di casa ha contestato in modo feroce. E a Cosmi vanno fatti anche i complimenti per essersi assunto ogni responsabilità per la performance tutt'altro che esaltante. "Noi allenatori ci esoneriamo sempre da colpe, come se fossimo infallibili. Invece devo avere l'onestà intellettuale di riconoscere che ho messo in difficoltà i miei giocatori sbagliando modulo. Nella ripresa ho corretto le cose e col 3-5-2 siamo andati meglio". Un atto di professionalità che fortifica il bel legame nato da subito tra i tifosi(ieri encomiabili, ennesimo sold out in trasferta) e il vulcanico trainer.