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Potenza, De Giorgio: "Sfruttiamo queste partite per arrivare al meglio ai playoff"

di Valeria Debbia
Pietro De Giorgio

Dopo la vittoria della Coppa Italia per il Potenza è già ora di rituffarsi nel campionato: arriva infatti la trasferta di Casarano. Mister Pietro De Giorgio ha quindi spiegato in conferenza stampa come la squadra affronterà queste ultime quattro partite in termini di gestione: "Siamo ancora molto contenti per quello che abbiamo fatto a Latina. La Coppa Italia è un trofeo storico e ci tenevamo tantissimo a portarla a Potenza: ci siamo riusciti. C’è grande gioia, ma anche un po’ di stanchezza perché è stata una finale che a livello mentale ci ha tolto energie. Ora ripartiamo da Casarano, dove sappiamo di trovare una squadra difficile, su un campo complicato e molto caldo, con giocatori di qualità. Dobbiamo fare una buona prestazione perché vogliamo chiudere il campionato al meglio. È vero che faremo del lavoro fisico per arrivare ai playoff al top della condizione, ma il campionato dovrà servirci proprio in vista dei playoff. Approfitteremo di queste partite per riprendere alcuni lavori che durante la stagione, con i tanti impegni ravvicinati, non siamo riusciti a fare bene. Spesso avevamo solo un giorno per preparare la partita, quindi ora potremo fare un ripasso tattico e tecnico importante".

L’idea è quella di arrivare ai playoff con tutta la rosa allo stesso livello: "La partita di Casarano la valuteremo con attenzione. Dopo la finale di Latina, Kirwan ha giocato in piena emergenza: aveva preso un pestone contro la Salernitana e ha tirato tantissimo per esserci. Gli daremo un giorno di riposo perché ne ha bisogno. Ci sono anche altri due-tre giocatori che hanno subito delle contusioni e vogliamo capire la gravità del problema. Ci siamo allenati ieri (venerdì, ndr): chi ha giocato ha fatto solo scarico attivo perché c’era ancora stanchezza (siamo rientrati alle 5 del mattino). Chi non ha giocato si è allenato regolarmente. Sicuro che qualcuno cambierò perché ho visto ieri in allenamento un approccio giusto e tanta voglia di giocare da parte di alcuni ragazzi. In vista dei playoff l’obiettivo è arrivare con 24 giocatori in ottima forma, in modo da avere più soluzioni sia nella scelta iniziale che nei subentri a partita in corso".

Ma qual è l’obiettivo che il Potenza si prefiggerà in queste ultime quattro partite di campionato? "L’obiettivo è finire bene il campionato. Abbiamo quattro partite belle ma anche complicate. Devono essere l’occasione per inserire nuove situazioni tattiche e tecniche e per lavorare su aspetti che ultimamente avevamo trascurato per mancanza di tempo. In alcune settimane lavoreremo a blocchi squadra, in altre per reparti, in altre ancora sulla condizione fisica. Vogliamo sfruttare queste partite per arrivare al meglio ai playoff, cercando comunque di vincerle il più possibile. Vorremmo mantenere almeno la nona-decima posizione, perché sarebbe un ulteriore traguardo e completerebbe al meglio una grande stagione".

C’è perà il rischio, dopo la festa di Latina, di non essere concentrati al punto giusto per una partita di campionato: "Nello spogliatoio cosa ci siamo detti in previsione della sfida con il Casarano, che si gioca su un campo piccolo e caldo dove i padroni di casa si fanno rispettare? È inutile negare che chi ha giocato la finale non abbia ancora recuperato del tutto. C’è stato un grande dispendio di energie, soprattutto nervoso e mentale. I ragazzi nel viaggio di ritorno non si sono fatti mancare niente: hanno cantato e festeggiato per tutte e cinque le ore, ed è giusto così perché ci tenevano tantissimo. Dopo la partita di Terni sapevamo di essere in finale e il pensiero è stato fisso su quel trofeo. È stata un’attesa che ci ha un po’ consumato. Anch’io sono ancora un po’ stanco. Da domani però mi aspetto una ventata di energia soprattutto da chi ha giocato meno: avranno tanta voglia di scendere in campo. Fare turnover in questo momento lo vedo come un modo per rigenerare energie. Sarà una bella partita contro una buona squadra".

Ancora sulla Coppa e sulle emozioni che ha portato con sé: "Ho iniziato a metabolizzarle quando ho visto i video e l’entusiasmo che si è creato in città. Ti colpisce perché c’è una rivincita di un popolo che aspettava un trofeo da tanto tempo e che vive il Potenza con una passione indescrivibile. Sapevamo di regalare una gioia enorme a tutta la città e questo è diventato per noi una responsabilità grandissima. Dopo arrivi talmente stanco e teso che nei giorni successivi ti mancano un po’ le forze. Però subentrano due fattori: la consapevolezza che giocare per vincere è bellissimo (anche se tanto sacrificante) e la crescita della squadra. Nessuno di noi (tranne Kirwan) aveva mai vinto questo trofeo. È stata la prima volta per me, per lo staff, per i ragazzi, per la società e per la città. È difficile spiegare come si preparano partite del genere. Poi c’è un calo incredibile, ma vedere il nostro popolo gioire in quel modo è qualcosa di fantastico. Non avevo mai visto 2500 persone a Latina di mercoledì sera".

E in che modo una vittoria come questa può diventare strutturale per un giocatore, per uno staff e per un allenatore nella visione futura? "Quando arrivi a vincere scatta in ognuno di noi una grande consapevolezza: giocare per vincere è molto difficile, ma ti porta a fare sacrifici quotidiani. Ti rende consapevole che dietro c’è stato un grande lavoro. Già l’anno scorso siamo partiti con una squadra molto giovane. Ho voluto dare un’idea di squadra propositiva, con voglia di giocarsi le partite e provare a vincere. Non è facile, ma la crescita dei ragazzi è stata la cosa più gratificante. Oggi abbiamo giocatori forti e sette centrocampisti che possono giocare tutti. La crescita è quotidiana. Per arrivare a vincere ci vuole pazienza: devi costruirla. Non è detto che ci riesci sempre. Se avessimo perso la finale, nonostante gli sforzi, sarebbe rimasta solo polvere. Arrivare in finale è già straordinario, ma vincerla è un altro livello. Ora dobbiamo abituarci tutti (io per primo, la società e i giocatori) a fare questo tipo di campionati sapendo cosa c’è dietro. Sicuramente c’è più consapevolezza e più voglia di affrontare i sacrifici quotidiani".


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