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Ds Benevento: "La crisi del calcio italiano è colpa nostra, in Serie C è più facile..."

di Marco Pieracci

Il direttore sportivo del Benevento Marcello Carli, intervistato da Sky Sport, ripercorre la cavalcata verso la promozione sanniti ottenuta con tre giornate d'anticipo: "La sconfitta contro la Juve Next Gen è stata una mazzata. Abbiamo davvero toccato il fondo. Abbiamo deciso di ripartire rifacendo la squadra di sana pianta e rompendo con il passato. Ne è venuta fuori una rosa di alto livello, con 18 giocatori arrivati in venti giorni: il merito è di tutti, anche di Auteri che ha costruito la squadra con noi. Faticavamo a trovare il profilo giusto, poi ho parlato con Floro Flores ed ho capito che aveva davvero qualcosa di diverso. È inutile negare che ci sia stata una parte di incosciente rischio, ma ci è andata bene.

Ho lavorato con tanti presidenti e ho sempre saputo trovare una giusta sintonia. Anche a Parma, dove ho faticato molto con l'arrivo di Krause, c'era stato uno scambio societario molto forte. Con Vigorito si è creato un rapporto speciale, ci sentiamo ogni sera e abbiamo condiviso tutto di questo percorso. È innamorato della città e della squadra, è sempre venuto in ritiro e ha seguito i giocatori ovunque. La promozione è un risultato che ripaga tutti, soprattutto in un girone complicato come il nostro.  In Serie C è più facile lavorare solo su un gruppo italiano, ma la politica è quella. Quantomeno di costruire il talento in casa, e il nostro Benevento dev'essere giovane, fresco, in grado di creare uno zoccolo duro che duri nel tempo.

La crisi del calcio italiano? È colpa nostra, dirigenti in primis ma non solo. Dall'eccellenza alla Serie A: dirigenti, allenatori, giocatori, persino giornalisti, tutti devono cambiare mentalità. Io credo che tendiamo ad assumerci troppo poco le nostre responsabilità, quando siamo usciti cotnro la Bosnia ho detto ai miei giocatori che doveva essere un dolore anche per loro. Loro sono coinvolti. In Italia tendiamo a promuovere ancora troppo un gioco speculare, e si è visto nella finale dei playoff. Non si attacca, si gioca per difendere. Potrei parlare egli stadi o delle strutture, è tutto vero, ma è la mentalità il problema. Il talento c'è ma non viene valorizzato, ma se penso che il mio Benevento possa contribuire anche con uno 0,0001%, allora sono contento".


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