Crotone, Longo: "Musso? Operazione eccezionale Vrenna. Ambiente bello ha portato vittorie"
Il Crotone ci ha creduto fino alla fine ed è così che ha conquistato la quarta vittoria consecutiva con una prestazione più che positiva, anche se la sfida contro l'Atalanta U23 è stata sbloccata dal dischetto al settimo minuto di recupero grazie a Musso.
"Mi piace pensare che le cose di cui parliamo si concretizzino in campo, soprattutto nella mentalità che la squadra sta assumendo - ha esordito in sala stampa mister Emilio Longo. - Se avessimo avuto questa mentalità prima, forse avremmo portato a casa qualche punto in più nei pareggi, non nelle vittorie. Lo dicevo in preparazione: dovevamo voler vincere sempre, ma anche essere capaci di non perdere. Scoprirci in modo sbilanciato contro una squadra di qualità avrebbe potuto costarci caro e non sarebbe stato giusto. Con i cambi ho cercato di aiutare la squadra mantenendo equilibrio: sono stato tentato di passare alle due punte per l’apporto di Musso, ma ho pensato che potesse essere un messaggio fuorviante. Con Meli già in mezzo, a due centrocampisti avremmo perso equilibrio, qualità e quantità. Così ho cambiato solo il capitano e siamo andati avanti così. Ci abbiamo creduto fino alla fine. Abbiamo fatto una partita sufficiente, non migliore né peggiore di altre, ma sicuramente migliore per l’equilibrio tenuto per 102-103 minuti. Queste partite diventano infinite e siamo arrivati al 102° in mezzo al campo".
Il tecnico rossoblù l’ha vinta tatticamente nel primo tempo costringendo Bocchetti a passare a quattro nel secondo, sfruttando le qualità tecniche davanti. I pitagorici sono stati bravissimi nei duelli singoli e nella fermezza a non rischiare nulla, forti anche dell’unica occasione dell’Atalanta a fine primo tempo che poteva essere una beffa: "La squadra ha fatto una partita di grande sacrificio: parole idealistiche che devono trasformarsi in campo. Sacrificio significa metri percorsi, duelli vinti, disponibilità a sacrificarsi. Abbiamo tenuto il passo di una squadra strutturata con grandi qualità; quando abbiamo perso qualche duello siamo andati in difficoltà. Nel primo tempo l’Atalanta ha fatto meglio di noi nei primi 20 minuti: eravamo lunghi nelle distanze, l’avevamo preparata uno contro uno a tutto campo ma con un secondo di ritardo – e nel calcio i secondi sono metri. Dare 5 metri a un avversario tecnico significa farlo giocare a due tempi e rendere inutile la pressione. Meglio restare nel reparto. Abbiamo permesso loro di palleggiare senza impatto sopra. Quando abbiamo pressato bene, abbiamo transitato egregiamente (come sul rigore assegnato e poi tolto). Dobbiamo crescere sulle distanze e sulla lettura delle superiorità: sapevamo che in non possesso si schieravano 1-2 per orientare dentro i nostri centrali e aprire sui terzini. È venuta lenta; Merelli ha tenuto palla senza servire subito i terzini. Senza pressione non si muove nulla. Nel secondo tempo, con vento contrario, le distanze più vicine ci hanno aiutato: siamo andati prima sugli esterni, li abbiamo mossi, messo palle in area. Abbiamo battuto 3-4 corner consecutivi con chance continue. Mi piace pensare che la squadra stia maturando: non è matura del tutto, ma cresce nella nostra logica. Abbiamo principi di gioco, ma il cardine è che senza sacrificio non otteniamo risultati. I risultati sono la conseguenza del sacrificio che mettiamo in campo".
Il Crotone ha cercato di sfilacciare la Dea fino all’ultimo minuto, tenendo fisicamente e mentalmente: "La squadra ha una chiara identità. Per un po’ si è fatta prendere in giro dal gioco, come tutti noi nell’assemblaggio tecnico-tattico. È sempre stata organizzata, non vittima dell’avversario né in balia. Abbiamo perso per sufficienze e superficialità: pensavamo che essere organizzati bastasse, ma senza contenuti – vittoria dei duelli, seconde palle, sforzi per metri e centimetri – non vinci. Questa crescita è arrivata nel disagio e dobbiamo restarci. Ho detto alla squadra tutta la settimana ciò che ho detto a voi ieri: dobbiamo cercare la prima vittoria, non la quarta. Ricordavo lo stato d’animo prima di Cosenza, la paura nello spogliatoio al Marulla. Quella paura ci ha tirato fuori coraggio. Dobbiamo tenere a fianco coraggio e paura: tutto è determinato dalla capacità mentale nelle partite. Anche i più tecnici devono fare corse diverse. L’abbiamo trovata nel dolore e dobbiamo starci, perché probabilmente ci piace. Ieri ho fatto la metafora del ciclista che non sa andare in discesa: spesso siamo caduti, ma ci siamo rimessi in sella ammaccati e abbiamo pedalato. Siamo da salita: in salita non lasci i pedali o ti pianti. Dobbiamo continuare a scalare. La vetta è sopra, non in discesa. L’arrivo non è lineare: dobbiamo recuperare energie come scalatori".
Longo ha poi evidenziato: "Oggi chi è al Crotone ha voglia di starci: l’area nuova è di un gruppo già formato al 70%, ma chi è entrato ci ha scelto. Musso aveva altre possibilità, ha voluto solo venire qui – si è sbloccato tutto grazie a un’operazione eccezionale del direttore Vrenna (da scriverci un libro).
La Torres non liberava Musso (pagato dal Sorrento l’anno scorso). Musso è voluto venire e si vede in campo. Il Crotone deve essere un punto di arrivo, e la squadra lo mantiene con le prestazioni. Chi non aveva voglia lo manifestava. L’architrave c’era: Di Pasquale leader indiscusso, Merelli sempre presente con partite così. L’esultanza ha mostrato quanto la squadra abbia percepito la soddisfazione, chi ha giocato e chi no. Le vittorie rendono belli gli ambienti, ma qui è diverso: l’ambiente bello ha portato vittorie. Non voglio prestare il fianco a ragionamenti oltre: non siamo pronti. Ve lo dirò quando lo saremo – non mi deresponsabilizzo mai. Oggi facciamo step by step con questo spirito. Vedremo che vetta raggiungeremo scalando".