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Cosenza, Buscè: “Incubo Giugliano, ora serve fame vera. Non possiamo più uscire a testa bassa”

di Laerte Salvini

Vigilia delicata per il Cosenza, chiamato a reagire dopo il pesante stop contro il Giugliano. Alla vigilia della sfida contro il Siracusa, mister Buscè non nasconde la gravità del momento, soprattutto sul piano mentale.

“Abbiamo toccato il fondo, non ce l’aspettavamo”, ha ammesso il tecnico rossoblù, tornando sulla sconfitta dell’ultimo turno. “Queste sono le partite più tremende, perché la classifica non conta nulla: se non hai fame, cattiveria e bava alla bocca, rischi l’incubo che diventa realtà”.

Il calo nel girone di ritorno ha motivazioni profonde. Buscè individua uno spartiacque preciso: “La partita col Monopoli è stata una mazzata. Nell’inconscio i giocatori hanno sentito allontanarsi un obiettivo che avevamo toccato con mano”. Da lì, secondo l’allenatore, è mancata la reazione collettiva: “Il secondo tempo con la Casertana ci aveva dato speranza, ma inciampare a Giugliano è stato imbarazzante, soprattutto per la fame mostrata da loro rispetto a noi”.

Sul piano tecnico, il Cosenza sta pagando anche i cambiamenti della rosa e alcune flessioni fisiche: “Abbiamo cambiato tanto, c’è differenza di età ed esperienza. Qualcuno è in difficoltà e va riassemblato tutto in fretta, perché tempo non ce n’è più”. 

In vista del Siracusa, l’allenatore chiede soprattutto una risposta caratteriale: “Dobbiamo lottare su ogni pallone, come se non ci fosse un domani. È un dovere verso il lavoro che facciamo”. Parole nette anche sulla tenuta mentale: “Se perdiamo quella cattiveria agonistica diventa un problema serio. Si può perdere, ma non uscire mai a testa bassa”.

Sul piano tattico, Buscè apre alla possibilità di tornare alla difesa a quattro, soluzione che aveva dato maggiori certezze nel girone d’andata, grazie anche agli ultimi innesti centrali. Quanto alle condizioni fisiche, si registra il forfait di Mario, fermatosi per un lieve problema al flessore.

In chiusura, l’allenatore ha voluto chiarire la polemica legata all’espressione “palati fini”, scusandosi pubblicamente: “Non volevo offendere nessuno. Mi assumo la responsabilità e chiedo scusa a chi si è sentito offeso”.


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