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Beretta: "Dal Milan campione ai gol decisivi col Cosenza. Ora i playoff da protagonista"

di Valeria Debbia

Giacomo Beretta, attaccante del Cosenza con quattro reti in questa stagione e cinquanta in carriera, si è raccontato ai microfoni di nuovacosenza.com, partendo da quando qualche anno fa, a 19 anni, ha debuttato a San Siro con il Milan che poi ha vinto lo scudetto. "Come ricordo quel giorno? Me lo ricordo molto bene. È stata un’emozione incredibile. San Siro era tutto pieno e fare quei dieci minuti con quel Milan lì è stato super. È un’emozione che mi porterò dietro per tutta la vita e che mi resterà sempre nel cuore".

In quel periodo ha fatto il ritiro a Dubai dove ha segnato il suo primo gol con la maglia del Milan: "Sì, ho fatto diversi ritiri e in quello a Dubai sono riuscito a buttarla dentro. In quell’anno sono stato tante volte aggregato alla prima squadra. È stata un’esperienza incredibile, con tanti campioni veramente forti".

Giusto per fare qualche nome: Ibrahimović, Gattuso, Nesta, Pippo Inzaghi, Pato, Ronaldinho, Seedorf, Thiago Silva…: "Era un Milan incredibile. Quell’anno hanno vinto lo scudetto. Allenarsi con quei campioni mi è rimasto dentro per tutta la carriera".

Sui trucchi che ha carpito dai grandi: "Faccio sempre un piccolo allenamento in più. Mi serve per essere sempre pronto. Diciamo che il trucco è avere tanta dedizione, tanta costanza e tanta passione. Penso che questi siano i veri trucchi per continuare a giocare a questi livelli".

Come detto quattro gol quest’anno, due dei quali decisivi, quattro punti con quelle due reti, tra cui quello dell’ultimo minuto a Benevento: "Sì, a Benevento per fortuna la palla è entrata. Dalla gioia sono corso in panchina e sono andato ad abbracciare il direttore. È stata una gioia immensa. Perché proprio lui Perché ci eravamo detti una cosa prima della partita e quella cosa si è avverata. Quindi sono andato ad abbracciarlo".

Ma la sua partenza a Cosenza non è stata semplicissima: ha finito il campionato con la Pro Patria a maggio, si è allenato da solo ed è arrivato a ottobre, mettendoci un po’ a carburare. "Sì, il direttore mi ha portato qui. Uno si può allenare quanto vuole, come ho fatto io, ma quando arrivi in un nuovo contesto ci vuole tempo per entrare nei meccanismi giusti e per essere in forma. La gente si aspetta subito tanto, ma sono stato bravo ad avere pazienza, a credere sempre in me stesso e a non mollare mai un centimetro".

A marzo ha fatto tre gol di fila e adesso la porta la vede spesso. Il colpo di testa è la sua specialità. "Diciamo che in queste ultime partite il colpo di testa mi ha dato una grande mano. Però so fare anche altre cose, come proteggere la palla. Sicuramente il colpo di testa è un gesto che mi riesce abbastanza bene",

Ha giocato sia da punta centrale, sia a sinistra, sia da seconda punta: "Qual è il ruolo che prediligo? La punta centrale è il mio ruolo naturale in tutta la carriera. Ho giocato in tutti i ruoli davanti e mi trovo bene ovunque. Ovviamente quando scendi in campo devi fare il meglio possibile nella posizione in cui ti mette il mister".

A Cosenza sta facendo anche qualcosa in più: spesso si vede a metà campo a ricucire il gioco tra centrocampo e attacco, a catturare palloni. "È esattamente quello che mi chiede il mister. Ce l’ho nelle corde e lo faccio molto volentieri. È un ruolo che mi piace tanto. Ci vuole sacrificio, ma lo faccio con la massima passione e il massimo divertimento",

Sabato arriva il Foggia, la sua ex squadra. A Foggia ha fatto tanti gol: sette in una stagione di Serie B e quattro in Lega Pro. "Che partita sarà? Sarà una partita tosta, conteranno molto le motivazioni. Noi dobbiamo averne di più perché stare alti in classifica è molto importante per affrontare al meglio i playoff".

I playoff sono già conquistati e blindati. Ora bisogna ambire alla posizione migliore possibile. "Esatto. Dobbiamo finire bene queste ultime quattro partite e arrivare più in alto possibile in classifica. Sappiamo che nei playoff sarà tutto molto livellato e gli episodi decideranno le partite. Anche arrivare sopra una squadra può essere importante: magari fai due pareggi e passi tu. Per questo è fondamentale chiudere bene il campionato".


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