Il Pontedera retrocede dopo 14 anni nel silenzio assordante della società
La sconfitta maturata ieri pomeriggio allo stadio "Ettore Mannucci" contro il Ravenna per 1-0, ha certificato la retrocessione del Pontedera in serie D. Infatti la compagine toscana ultima in classifica a due giornate dalla fine con soli 20 punti, non può ridurre a livello aritmetico la forbice entro le otto le lunghezze verso la Torres, quindi ieri è arrivato un verdetto per certi versi inevitabile. Alla fine della partita è stato contestata la squadra, i tifosi hanno chiamato verso il proprio settore i giocatori, i quali si sono fermati all'altezza del centrocampo per non incorrere in nuove multe come avvenuto nella gara contro il Guidonia Montecelio di alcune settimane fa. Sicuramente gli attori principali sono stati loro, in alcune situazioni potevano fare meglio, certo, come del resto le guide tecniche che si sono succedute ma non sono i soli che dovranno farsi un'esame di coscienza.
In sala stampa è paradossale far parlare solo il tecnico Piero Braglia, il quale si è dilungato in un analisi tecnica della gara che lascia il tempo che trova sinceramente. Poi la parola è passata a Cerretti e Caponi, i quali hanno avuto il merito di metterci la faccia di fronte alla retrocessione. Lo stesso non si può dire per i componenti del club, nessuno ha proferito parola. Al momento attuale a distanza di 24 ore non è arrivato nessun comunicato. Quando si retrocede c'è un fallimento della stagione, ma sembra che questo sia colpa soltanto di giocatori e staff tecnico. Tutti sanno nella "Città della Vespa" che questo risultato sportivo abbia radici ben lontane: dall'addio di Moreno Zocchi nel maggio scorso, sostituito da Fortunato Varrà (Rimasto dieci giorni) e Carlo Taldo chiamato a costruire una squadra completamente rivoluzionata per effetto di un budget ridotto, molti giovani alla prima esperienza provenienti dalla D e dai settori giovanili di squadre di serie A e B tutto affidato alle sapienti mani di Leonardo Menichini. L'obbiettivo era chiaro, salvarsi anche all'ultima giornata, forse l'esclusione del Rimini oltre a togliere dei punti rappresenta l'illusione di potersi salvare in un modo o nell'altro. Il tecnico viene messo sulla graticola dopo la sconfitta contro la Vis Pesaro, poi gli viene dato il benservito in seguito alla battuta d'arresto contro il Carpi della fine di novembre.
A quel punto siede sulla panchina Simone Banchieri, in una conferenza stampa in cui aveva partecipato anche il sindaco Simone Franconi, il quale in un post sui social si era speso a favore dell'esonero del tecnico. La ciliegina sulla torta è stata una sessione di mercato schizofrenica e insensata. Gli addii di senatori come Ladinetti, Scaccabarozzi, Perretta (Capitano fino a dicembre), Ambrosini, Ianesi per far spazio al ritorno a furor di popolo di Caponi che non basta per dare senso di identità ad una squadra completamente rinnovata, infarcita di giocatori stranieri. A fine mercato anche Banchieri viene esonerato dopo aver conseguito 4 punti in 9 partite, al suo posto arriva Piero Braglia. Ma anche il tecnico grossetano non riesce nell'impresa di portare ai playout facendo registrare 4 punti in 10 gare. Nel frattempo c'è un fondo brasiliano, Br football da metà febbraio: il quale non si è presentato alla città, limitandosi ad alcuni comunicati, due video, uno quello di Eduardo Tega a cui fa capo Sportheca e l'altro di Marcos Cafù ex calciatore di Milan e Roma, il quale a quanto pare è un simpatizzante del Pontedera. Adesso il tempo dei silenzi è finito, serve fatti concreti e far sapere alla comunità le loro intenzioni. La domanda che serpeggia in queste ore nella "Città della Vespa" quale sarà il futuro del club fondato nel 1912?