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L'Arzignano di Di Donato: tra sogni play-off e la forza delle idee

di Laerte Salvini

"Ah, come gioca l'Arzignano di Daniele Di Donato!". L'incipit sorge quasi spontaneo, con un pizzico di sana meraviglia, osservando la metamorfosi della formazione veneta. Se il campionato fosse iniziatoa novembre, mese dell'approdo del tecnico di Giulianova sulla panchina gialloceleste, oggi parleremmo di una squadra da playoff. Non che importi molto alla fine. L'Arzignano sta portando a termine una delle rincorse più entusiasmanti del Girone A, trasformando quello che pochi mesi fa sembrava un brutto epilogo sportivo, in una splendida realtà a un passo dai play-off.

Riavvolgiamo il nastro: a inizio novembre la squadra galleggiava pericolosamente nelle sabbie mobili della zona play-out, con un'identità smarrita e una fragilità che preoccupava la piazza. Poi, la scelta della società di puntare su un "ritorno al futuro": quel Di Donato che proprio ad Arzignano aveva scritto pagine indelebili. Il tecnico, reduce dalle esperienze di Latina e Altamura, ha accettato la sfida con il piglio di chi sa che il lavoro e le idee possono colmare qualsiasi gap di budget. E i numeri gli stanno dando ragione: con una media punti di quasi 1,50 a partita (mai per l'allenatore una media così alta in terza serie) nella sua gestione, ha risollevato il morale e la classifica di un collettivo giovanissimo.

Il successo di ieri pomeriggio contro le Dolomiti Bellunesi (1-2) è l'emblema di questo percorso. È il sistema 3-4-1-2 di Di Donato a funzionare come un orologio: una difesa solida guidata da Boccia e Boffelli, un centrocampo dinamico dove Lakti e Moretti ringhiano su ogni pallone, e corsie esterne che producono cross a ripetizione. In tal senso, la stagione di Edoardo Bernardi è da incorniciare: 7 assist partendo dalla fascia sinistra, un dato che lo rende uno dei profili più interessanti dell'intera categoria.

Ma ciò che colpisce di più in questo Arzignano è la capacità di produrre luce in un campionato spesso caratterizzato da investimenti folli e poche idee. Con uno dei budget più contenuti della Serie C, la società ha dimostrato che la programmazione paga più dei nomi altisonanti. La valorizzazione di giovani come Mattioli (6 assist e 4 gol) e la rigenerazione di un veterano del calibro di Mattia Minesso (9 centri stagionali) sono il manifesto programmatico di un allenatore che sa parlare ai calciatori e che ha saputo ridare "fame" a un gruppo che sembrava scarico prima del suo arrivo.

Ora, a quattro giornate dalla fine, il calendario mette l'Arzignano di fronte alla prova del nove. Le sfide contro Renate, Inter U23, Pro Patria e Pro Vercelli decideranno se questa rincorsa si tingerà dei colori degli spareggi promozione. La classifica è corta, il 12° posto attuale a 43 punti è un trampolino di lancio verso un traguardo si spessore. Comunque vada, il "miracolo" di Di Donato è già compiuto: ha riportato il suo Arzignano di nuovo a essere una mina vagante del campionato, dimostrando che con il credo tattico e la forza del gruppo, nessuna utopia è davvero tale. Latina, Altamura, e di nuovo la realtà del vicentino, Di Donato ha lasciato il segno, ma è qui, nella sua Arzignano, che potrebbe firmare un altro passo nella sua carriera: portare una squadra presa al diciassettesimo posto a novembre, e lasciarla magari nelle prime dieci del raggruppamento. 


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