Malotti: "Cosmi? Fare l'allenatore è come andare in bici. FVS? Convinto a metà"
Roberto Malotti, tecnico già sulle panchine di Grosseto, Aquila Montevarchi e San Donato Tavarnelle, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, ed ha condiviso le sue opinioni sulla Serie C e sull'attuale panorama calcistico.
Mister, parto subito con l’argomento più caldo di questa Serie C: la nomina da parte della Salernitana di Serse Cosmi come nuovo allenatore al posto di Giuseppe Raffaele. Lei che è un allenatore con grande esperienza: quanto può pesare, per un tecnico che ha vissuto palcoscenici sicuramente più importanti, la lontananza dalla quotidianità di un campionato come la Serie C per oltre 25 anni?
"Fare l’allenatore è come andare in bicicletta: non si dimentica. Tutto dipenderà dagli stimoli che la persona ha dentro e che di conseguenza trasmetterà all’ambiente. È fondamentale. Quando ci sono scelte che tengono lontani dal mondo che ti appartiene – in questo caso il calcio – non necessariamente è perché uno vuole starne lontano. Io non conosco le scelte personali di Cosmi, il perché siano passati diversi anni senza allenare, però ripeto: indipendentemente da questo, se avrà gli stimoli necessari e continuerà ad avere quella passione che deve animare un allenatore – perché deve spingere e trasmettere ai giocatori e a chi lo circonda qualcosa di importante – credo possa essere la persona giusta. È un allenatore di grande personalità, con le sue particolarità, giuste e sbagliate, positive e negative, ma è sicuramente un tecnico di impatto. Quindi può essere la soluzione giusta, a patto che abbia dentro la voglia che un allenatore deve necessariamente avere".
Mister, le piace questa Serie C in questa stagione? Siamo a meno dieci giornate dalla fine della regular season, prima di playoff e playout. Tre squadre saldamente al comando nei tre gironi: Vicenza, Arezzo e Benevento. C’è stato un momento in cui ci si aspettava più bagarre per la promozione diretta in due gironi su tre, perché il Vicenza ha fatto campionato per conto suo fin dall’inizio. In generale, che livello di campionato sta vedendo?
"Il girone del Vicenza lo seguo perché c’è mio nipote (Manuele Malotti del Lumezzane, ndr), quello di Arezzo perché è il girone che mi appartiene di più, e quello del Benevento perché ci sono giocatori che ho allenato. Nelle occasioni che ho potuto notare, onestamente c’è una grande differenza tra le squadre attrezzate per puntare in alto e quelle che stentano. Il livello è buono, ma potrebbe migliorare ancora. La Serie C in tante situazioni è un po’ un cimitero degli elefanti: ci sarebbe bisogno di rinnovare qualcosa. Ci sono giovani interessanti, allenatori interessanti, e il livello potrebbe crescere".
Tra gli allenatori interessanti che le piacciono, ce n’è uno da citare? Diciamo sempre che la Serie C deve essere palestra per calciatori, dirigenti, arbitri… ma anche per gli allenatori vale lo stesso discorso?
"Io credo che un allenatore bravo debba essere bravo in più piazze. Quando è bravo solo in una piazza, all’inizio per giudicarlo ci vuole più tempo. Vi faccio un esempio: chi va a Piancastagnaio nella Pianese fa bene, poi però va in altri posti e deve dimostrare. Questo vale anche a livelli più alti. Mi piace giudicare un allenatore quando lo vedo far bene in più occasioni. Per avere certezze ho bisogno di valutazioni maggiori. Però si vede che ci sono allenatori che provano a portare una propria identità: questo si nota già nella Serie C, anzi forse a volte si vede più a questi livelli che in categorie superiori, dove c’è già un consolidamento e dettano più i giocatori che l’allenatore. Quindi ci sono, ma ho bisogno di un po’ più di tempo e di valutazioni per credere che possano avere la stoffa giusta per fare cose importanti".
Ribaltiamo l’orizzonte: chi sta indubbiamente facendo bene è Fabio Gallo del Vicenza. Due settimane fa è arrivato il primo stop in campionato, ma tra l’esperienza all’Entella lo scorso anno e questa a Vicenza ha messo in fila 58 risultati utili consecutivi in campionato, eguagliando la striscia (a livelli diversi, va considerato) di un certo Fabio Capello tra ’91 e ’93 al Milan. Da allenatore: quanto è difficile mettere in fila una serie del genere di risultati utili, cambiando anche squadra?
"Indubbiamente, come dicevo prima: quando un allenatore fa bene in più piazze vuol dire che ha qualcosa da trasmettere. Dipende anche dalla rosa, ma quando riesci a far bene sia in piazze importanti sia in piazze inizialmente non partite – anche se poi hanno società forti da tutti i punti di vista – è chiaro che qualcosa ha, da un punto di vista tecnico, tattico o caratteriale. Io ho la fortuna di conoscerlo personalmente. È sicuramente un allenatore che ha qualcosa da apportare. I risultati non arrivano mai per caso: c’è sempre qualcosa. Tutti vogliono vincere, tutti vogliono far bene, ma pochi ci riescono in maniera continuativa. Quando i risultati sono dalla sua parte – perché alla fine sono sempre i risultati che definiscono chi sei veramente – vuol dire che c’è qualcosa. Lui è sulla cinquantina, quindi all’età giusta: la maturità vera di un allenatore, se è seguito dagli stimoli giusti, è dai 45 in su. Lì immagazzini, oltre all’entusiasmo e alle forze, anche l’esperienza giusta. Credo sia nel top della sua carriera e possa ancora dire qualcosa anche in categorie diverse".
Ultima domanda sulla tecnologia: il FVS è sbarcato in via sperimentale quest’anno in Serie C. Dopo 28 giornate, in attesa delle prossime 10 e di playoff/playout, mister Roberto Malotti è convinto oppure no?
"A metà. Da una parte credo che il calcio debba andare avanti, è giusto che evolva. Dall’altra è un po’ come il VAR: ci sono cose che mi convincono, altre mi danno l’impressione che non tutto quello fatto fino a oggi sia sbagliato. Per certe cose bisognerebbe conservare. Quindi mi trattengo dal rispondere definitivamente: do un 50%".
Ultimissima: quando la rivedremo in panchina? Una persona professionista come lei ci manca, vogliamo rivederla in Serie C.
"Quest’anno purtroppo ho dovuto rifiutare anche piazze importanti di Serie D perché il lavoro e la situazione lavorativa sono molto impegnativi: è uno sviluppo che devo seguire necessariamente. Questo purtroppo mi tiene lontano dai campi. Probabilmente qualcosa ho sbagliato, perché dentro di me c’è più la volontà di stare in un campo sportivo che in ufficio. Mi manca, la mia vita in questo momento è più povera di emozioni. Sono entrato in un ingranaggio che mi frena e mi porta via dal calcio. Purtroppo in questo momento devo fare valutazioni diverse da quelle di fare l’allenatore. Spero che almeno l’anno prossimo possa accettare situazioni che mi permettano di esprimere ancora quello che sento dentro".