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La terza serie lo aveva dimenticato: oggi Paci sta portando il Barletta in C

di Laerte Salvini

Ci sono allenatori che attraversano le categorie lasciando un segno rumoroso, e altri che lavorano in silenzio, costruendo strutture prima ancora che vittorie. Massimo Paci appartiene alla seconda specie. La Serie C lo ha conosciuto, frequentato, talvolta respinto. Non per inadeguatezza, semmai per quella zona grigia in cui il calcio sospende il giudizio: squadre ordinate, idee riconoscibili, crescita dei giovani, ma mai l’innesco definitivo di una stagione.

Per questo la discesa in Serie D, a Barletta, non è stata una retrocessione simbolica, bensì una ripartenza. Il Girone H 2025/26 consegna un dato essenziale: 51 punti in 26 giornate, vetta condivisa, margini sottilissimi con le inseguitrici. Ma soprattutto sei partite, sei vittorie, diciotto punti dal suo arrivo il 14 gennaio. Media perfetta di tre punti a gara. Nessuna sconfitta, nessuna esitazione.

I numeri non bastano a spiegare la trasformazione. La raccontano le partite: il 3-2 alla Sarnese come atto iniziale, poi l’1-0 a Francavilla, il 4-0 al Manfredonia come dichiarazione di forza, i due 2-0 consecutivi fuori casa a Pompei e Ferrandina, fino al nuovo 2-0 all’Afragolese. Sette sigilli consecutivi e una squadra che ha ridotto al minimo la dispersione.

Il 4-4-2 scelto da Paci non è un esercizio nostalgico, ma una piattaforma di equilibrio: linee strette, esterni disciplinati, centrali protetti, attacco sostenuto dal lavoro collettivo. È un Barletta meno incline al rischio estetico rispetto ad alcune sue esperienze in Serie C, ma più consapevole. In una categoria dove la differenza tra primo e terzo posto è un dettaglio, la gestione pesa quanto la qualità.

Il percorso dell’allenatore marchigiano parla di medie rispettabili e contesti complessi: 1,41 punti a Teramo, 1,35 a Forlì, 1,21 a Pro Vercelli. L’ultima esperienza a Lumezzane si era chiusa con 0,40 di media, segnale di una frattura più ambientale che tecnica. Mai un calcio scomposto, mai un’identità smarrita. Eppure sempre quella distanza sottile tra costruzione e compimento.

Barletta gli ha offerto un terreno diverso: piazza ambiziosa, memoria calcistica viva, pressione costante. In questo equilibrio tra esigenza e fiducia, Paci ha trovato ciò che spesso decide le stagioni: il tempo. E il tempo, nel calcio, è il primo alleato della competenza.

Da calciatore aveva conosciuto altri livelli: la crescita nella Juventus, le tappe con Ancona, Ternana, Lecce, Ascoli, fino alla Serie A con il Parma e le stagioni tra Novara e Siena. Un percorso solido, senza clamore, coerente con una carriera costruita per progressione. Anche in panchina la traiettoria è rimasta fedele a quell’impostazione: metodo, struttura, continuità.

Oggi il Barletta 1922 è primo non per una fiammata, ma per sottrazione di errori. Subisce poco, capitalizza quasi tutto, governa le partite senza eccessi. In un girone dove tre squadre sono raccolte in un punto, l’equilibrio mentale vale quanto la brillantezza tecnica.

La promozione non è un atto dovuto. Ma una considerazione resta: tra Serie D e ambizione di ritorno in Serie C, Massimo Paci ha allineato struttura e risultato. E quando idea e vittoria coincidono, la classifica smette di essere un’illusione e diventa una prospettiva concreta.


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