Dalla Serie A alla C, fino agli eccessi. Gomis: "La cocaina dava adrenalina, avevo perso ogni scopo"
Una carriera costruita sul talento e scivolata nell’ombra, fino alla risalita. La Gazzetta dello Sport racconta la storia di Lys Gomis, ex portiere cresciuto nel vivaio del Torino, passato tra le altre per Lecce e Teramo, con un debutto in Serie A nel 2013. Una parabola fatta di ascesa, eccessi e rinascita, che l’ex numero uno oggi mette al servizio dei più giovani.
Classe 1989, mvp del Viareggio 2007, tre presenze con il Senegal, Gomis ripercorre il momento più buio della propria vita: "La cocaina mi restituiva l’adrenalina del campo, l’alcol mi toglieva l’attenzione dal presente". La perdita del padre, figura centrale della sua crescita, segna la frattura definitiva: "Quando è morto è crollato tutto. Non riuscivo a comunicare il dolore e ho iniziato a distruggermi. Avevo perso ogni scopo".
Il fondo arriva con l’allontanamento dalla famiglia: "Quando ho perso tutti i rapporti umani con la mia famiglia ho toccato il fondo. E ho deciso di farmi aiutare". Da lì il percorso al centro Narconon Falco, la disintossicazione, il lavoro su se stesso e la volontà di trasformare l’esperienza in testimonianza pubblica. "Oggi porto la mia esperienza nelle scuole. Alcol e droga non risolvono i problemi".
Non manca il racconto degli episodi giovanili: dalla bravata in ritiro al Torino con Ogbonna fino alla rissa in discoteca a 17 anni che gli costò la rottura del mignolo e parte della preparazione estiva 2007-08. E poi il sogno realizzato: 30 novembre 2013, Genoa-Torino 1-1, l’esordio in A al posto di Padelli. "Era il sogno di un bambino".
Oggi Gomis parla di prevenzione e di una seconda vita. Ringrazia gli amici calciatori, tra cui Mattia Perin, e cita il sostegno dell’Atalanta per iniziative benefiche. Con la figlia Charlotte e la famiglia sta ricostruendo un legame: "Non mi hanno mai abbandonato. Ora posso dire di avercela fatta".