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Capuano duro sul VAR: “In Serie C non ha senso, oggi è un fallimento”

di Laerte Salvini

Nel corso della trasmissione “Radio Goal” in onda su Kiss Kiss Napoli, l’allenatore Ezio Capuano ha espresso una posizione netta sull’eventuale introduzione del VAR a chiamata e, più in generale, sull’utilizzo dello strumento tecnologico nel calcio italiano. Un intervento articolato, nel quale il tecnico ha messo in evidenza le differenze strutturali tra le categorie e le criticità che, a suo avviso, emergono soprattutto nei campionati inferiori."L’introduzione del VAR a chiamata in Serie C non ha motivo di esistere, perché ci sono poche telecamere a disposizione e quindi mancano gli strumenti per avere immagini realmente decisive. Su 300 chiamate solo in poche occasioni l’arbitro cambia idea perché dispone di un quadro chiaro dell’episodio. Il discorso sarebbe diverso in Serie A o in Serie B, dove il supporto tecnologico è nettamente superiore. Io resto legato al calcio di una volta, ma se proprio deve esserci il VAR, allora in Serie A può avere un senso perché ci sono mezzi adeguati per rendere le decisioni più veritiere rispetto a quanto accade in Serie C. Inoltre, quando un arbitro viene richiamato al monitor è inevitabilmente condizionato. Penso a Milan-Parma: l’arbitro è a un metro dall’azione, valuta due infrazioni e annulla il gol. In quel caso il VAR non dovrebbe intervenire, perché si tratta di una decisione presa sul campo. Lo stesso discorso vale per l’episodio di Hojlund a Bergamo. Per me, allo stato attuale, il VAR è un fallimento", ha dichiarato Capuano. Parole chiare, che riaccendono il dibattito sull’effettiva incidenza della tecnologia nei campionati professionistici e sulla differenza di mezzi tra le varie categorie del calcio italiano.


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