Ghirelli a ElevenSports: "Vogliamo rimettere pallone al centro del campo"

di Dario Lo Cascio
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Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, intervistato da Eleven Sports, ha fatto il punto dopo i primi cento giorni di incarico: "Spero che il mio amico Spreafico, presidente del Renate, che mi aveva promesso un checkup dopo sessanta giorni, stacchi il primo tagliando. E penso che in questo mi darà una mano il presidente Gravina. Perché il 18 dicembre si approveranno le nuove norme relative alle iscrizioni. E se quelle presentate dal presidente Gravina, sulle quali siamo totalmente d'accordo, verranno approvate, sarà il primo cambio di rotta nel calcio italiano". 

REGOLE | "In genere le squadre che falliscono sono quelle che scendono dalla B alla C, perché sobbarcate dei contratti e vengono meno i diritti televisivi. Quando parliamo di sistema, parliamo di interconnessione. Il calcio italiano potrà risollevarsi solo se ragioniamo in un'ottica di sistema. E rispettando delle regole. Regole che si traducono in scadenze precise per la presentazione dei documenti. Ci vuole inoltre una sostenibilità economica del sistema. La Serie A è l'elite del calcio italiano, ne abbiamo bisogno, meglio fanno e meglio starà il nostro sistema. Noi dobbiamo pensare ai giovani e al territorio, e per giovani intendo anche arbitri, dirigenti, non solo giocatori. Il territorio è fondamentale perché sotto a questa Italia scassata c'è un reticolo di volontariato e di valori, dati dal calcio, che porta ragazzini e ragazzine a giocare invece che stare in strada, ricordiamoci la quarta categoria. Bisogna ripartire dalle regole e dai controlli, mai più deroghe".

SERIE B | "I rapporti con la Serie B? Stiamo provando a ricostruirli. Anche in questo caso ci dà una mano Gravina. E' il nuovo che avanza, e che ci obbliga a sederci intorno ad un tavolo. Ed è stato nostro presidente, noi saremo quindi gli ultimi a creargli degli ostacoli. I nostri club hanno visto stramato un diritto. E quando succede è difficile ricominciare, ma lo faremo". 

SECONDE SQUADRE | "Per quanto riguarda le seconde squadre, con Gravina abbiamo presentato il progetto. L'allora commissario fu preso e imposto. L'11 aprile del 2018 dicemmo a Fabbricini di aspettare, perché sapevamo che al massimo sarebbe arrivata una squadra, rischiando di far fallire il progetto. E ci siamo trovati in questa situazione. Il progetto seconde squadre ha l'asset che è il sogno dei nostri nipoti, ovvero di veder vincere l'Italia al Campionato del Mondo, che noi abbiamo vissuto nel 2006. Per fare un esempio, quando un presidente come Camilli della Viterbese mi contesta di non poter partecipare al Girone A perché c'è la Juventus U23, che dovrei rispondere? Certo progetti bisogna farli per bene". 

RIFONDAZIONE | "Bisogna rimettere in moto il progetto di formazione della Lega Pro. Perché il calcio italiano ha bisogno di noi? Perché quando noi perdiamo la bussola e perdiamo nel provare a formare i giovani, la Nazionale va a picco. Si è visto. Mi auguro di sbagliare con tutto il cuore, ma ci vorranno degli anni per tornare a quei livelli. Nel 1992 la Germania era un disastro, le nostre squadre speravano di incontrare le loro in Champion's. Ora sono tra i più forti del mondo. Hanno fatto un programma di dieci anni: strutture, formazione dei giocatori. Spero che da noi sia più breve". 

STADI | "Ogni azione che il sottoscritto ha in testa ha un unico obiettivo, riportare i tifosi allo stadio. I ragazzi di oggi con gli smartphone in mano, non sanno di avere una squadra di Serie C. Bisogna dar loro un'emozione, un'immagine, fargli conoscere la squadra e riportarli allo stadio. Certe strutture però sono improponibili, un esempio banale: per un uomo sfruttare certe toilette degli stadi è ancora fattibile, per una giovane donna... meglio che non ci vada. Bisogna semplicemente sedersi, mettendo insieme club, leghe, banche, trovare dei finanziamenti e avere un po' di fantasia. Andare a guardare l'Europa. La Francia ha usato i finanziamenti dell'UE per ristrutturare gli stadi. Un connubbio tra Federcalcio, club e privati. Il sogno è il 2026, per avere un grande evento internazionale in Italia. Io dico a chi lavora con me, di fermarsi dieci minuti e sognare, è la carica che va messa in campo. Anche per la questione stadi". 

CRISTIANA CAPOTONDI | "Delinea nei suoi tratti fondamentali il nuovo dirigente del calcio italiano. Donna, più intelligente e sensibile di noi maschiacci. La donna ha una dinamicità, una capacità di cambiare passo che gli uomini non hanno. Le critiche verso la Capotondi derivano dalla paura di trovarsi di fronte alla realtà. Insieme a Tognon delineano questo nuovo che avanza, il nuovo gruppo dirigente del calcio italiano deve avere queste caratteristiche: passione, coraggio, innovazione, professionalità, donna. Bisogna semplicemente crederci. Cristiana sta rispondendo alle critiche con i fatti, incontrando i club, parlando di digitalizzazione e formazione. Sa benissimo rispondere da sola, non devo rispondere io per lei. La strada è quella". 

JACOPO TOGNON | "In una società complessa come quella attuale, e il calcio è una cosa complessa, pensare che qualcuno come un presidente abbia tutte le competenze, è pericoloso. Lavorare di squadra fa superare i limiti che ognuno di noi ha. Se mettiamo insieme una squadra quei limiti sono superabili. Quando iniziamo il progetto della televisione, come Eleven Sports, si è criticato che porti via la gente dagli stadio. Ma già non c'era. Tognon è un professionista, esperto di diritto sportivo, riconosciuto in Italia e in Europa. E proprio in Europa cercherà i finanziamenti per questa Lega. Lo abbiamo prestato a Gravina per la riforma della giustizia sportiva, ma senza riscatto. Rimane da noi". 

ELEVEN SPORTS | "L'idea di portare la Serie C su tablet e cellulari è nata perché non c'erano più giovani. Il pubblico è bello ma è vecchio, non ha prospettiva. Mancano i giovani, i ragazzi e le ragazze. Quando abbiamo iniziato i giovani neanche ci conoscevano. Qualcuno mi disse che questo progetto non contemplava la televisione tradizionale, ma quel tipo di clientela non è più il target. I giovani vogliono usufruire di questo servizio dove e quando decidono loro, se gli crea un'attenzione reale. I ragazzi hanno altri interessi rispetto allo stadio. Con Eleven Sports accendiamo l'attenzione, poi forse li possiamo riportare allo stadio. Mi si chiede quanto tempo ci vuole, io dico: quando iniziamo? Bisogna prima capire le esigenze dei giovani, e poi tornare a farli innamorare del nostro calcio. Ho parlato con Pistoni, il manager di Eleven Sports. L'obiettivo è, andando a parlare con i club, aumentare in poche settimana gli abbonati di trentamila unità. Di questi, qualche centinaio verrà negli stadi. Appena terminato questo lavoro - ci rivedremo l'11 a Milano per parlare del progetto - discuteremo di una giornata evento, magari la prima di gennaio, aprendo un nuovo anno con una serie di iniziative all'interno degli stadi. Vedendo da qui alla fine del campionato quanti giovani in più abbiamo portato all'interno degli stadi". 

MOMENTI CHIAVE | "L'anno scorso è stata la chiusura dei playoff. Nel momento in cui i presidenti di Robur Siena e Cosenza, D'Urio e Guarascio, prima della partita, quando i ragazzini si sono scambiati la coppa in un clima di grande gioia, al centro del campo hanno sollevato insieme la Coppa. Quello è un simbolo del calcio, ovvero un momento di comunione, lo stare insieme. Sono stato a Vercelli, col Gozzano che giocava come fosse in casa e la Pro fuori. Sono stato a pranzo con i presidenti, ho fatto la conferenza stampa dopo. Non ho fatto il terzo tempo, ho fatto primo, secondo, terzo e quarto tempo. Quello è uno degli episodi più belli di questo campionato, questa è la Serie C, il calcio dei comuni d'Italia".

"Mi auguro che il nostro e il vostro sogno si realizzi. La nostra ambizione unica è rimettere il pallone al centro del campo". 


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