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Cutrufo: "Mi auguro Alì iscriva Siracusa come feci io l'anno scorso"

di Dario Lo Cascio
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Gaetano Cutrufo, ex presidente del Siracusa, con una lettera aperta è intervenuto nuovamente sulla situazione del club siciliano: "Da qui a pochi giorni, per poter perfezionare l'iscrizione sono necessari 600mila euro e una fidejussione bancaria da 350mila euro. Per il primo aspetto (i 600 mila euro) si tratta di denaro contante, ma purtroppo anche per il secondo aspetto la situazione non cambia. Questo perché per decisione della Lega, di fatto, non è più possibile rivolgersi a finanziarie (salvo quelle che hanno un capitale sociale di 100 milioni di euro e vi garantisco che non è facile trovarle), per quelle assicurative sono necessarie garanzie che è difficile poter fornire perché spropositate, e quindi non resta che la fidejussione bancaria che però altro non è che un deposito di denaro contante. Questo si traduce nella necessità di poter disporre, entro il 24 giugno, di 950mila euro in contanti.

A tutto ciò si aggiunge la questione stadio. C'è l'opportunità di presentare un cronoprogramma e avviare i lavori da completare entro il 31 dicembre. Lavori che costano 400mila euro e che il Comune non ha possibilità di realizzare. Prima ancora però c'è da regolarizzare alcune rateizzazioni, perché se così non fosse si perderebbe questo diritto con una eventuale somma cospicua che si aggiungerebbe alla lista. Ma aggiungo che su questo fronte il presidente Alì ha detto che tutto sarà regolarizzato e non ho motivo di non crederci.

Avrete notato che non abbiamo ancora parlato di calcio. Non abbiamo parlato di portieri, di attaccanti, di magliette, di staff, di trasferte per le quali non serviranno meno di 2milioni e 200 mila euro e considerato l'andamento storico di incassi, sponsor e contributi Lega, che sono gli unici introiti in bilancio ci sarà un disavanzo di un milione di euro. Per questo a quanti in questi giorni ho contattato per contribuire alla causa del Siracusa ho spiegato, con onestà, che non occorreva un contributo ma un impegno lungo dieci mesi. Ribadendo sempre che io posso fare solo la mia parte in un contesto più ampio. Perché se avessi avuto la forza di andare solo non avrei mai lasciato il Siracusa lo scorso anno, decisione che mi è costata moltissimo dal punto di vista personale perché la consideravo una mia creatura, perché potevo farmi vanto di aver portato in tre anni il Siracusa dall'Eccellenza alla serie C. Da Misterbianco a Lecce. Se avessi avuto la forza di continuare perché avrei dovuto rinunciare a quel sogno? Invece ho fatto una scelta dolorosa ma necessaria.

E adesso chiedo a Giovanni Alì di fare la stessa scelta che ho fatto io l'anno scorso: lo sforzo per iscrivere la squadra (come feci io esattamente un anno fa). Poi decida se non è in grado di continuare da solo, se ha bisogno di aiuto e vuole costruire nel tempo una società più solida. E poi? E poi si affronta il campionato con una squadra di under, con il rischio di retrocedere, è ovvio, ma con uno spirito nuovo. Uno spirito in cui, finalmente, il Siracusa sia di tutti. Mi piace pensare di affidare a una banda di ragazzini motivati (e magari Laneri fa il suo solito miracolo e ci porta un paio di talenti) a cui delegare le sorti della società. Perché da loro, dal loro fuoco, dal loro entusiasmo, e dal loro minutaggio, potremmo avere la possibilità di reinnamorarci della nostra squadra, di tornare a riempire lo stadio e sentirci orgogliosi di loro e soprattutto di guadagnare tempo per fare in un anno quello che non si può fare in dieci giorni. Neanche se domani al porto sbarcasse uno sceicco.

Quello che dobbiamo evitare è il fallimento perché farebbe troppo male a tutti. E prima di tutti a me. Ma non dobbiamo illuderci. Il momento è complicatissimo perché il Siracusa interessa solo ad alcuni di noi. Ho parlato in questi giorni con molte persone e le risposte sono state deludenti. Lo ripeto parlo da tifoso che può fare più di altri ma che non può fare tutto. Ma parlo anche da presidente di quelle squadre che dall'Eccellenza alla serie C tra mille peripezie ci hanno dato gioie enormi. Mi hanno fatto e vi hanno fatto abbracciare persone che neanche conoscevo e conoscevate. Ci hanno fatto sentire un po' più orgogliosi della nostra città. Non può finire, però sta finendo".


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